È un centro così forte che colpisce
l’incomparabile incertezza, un Dio futuro
in tutte le sue forme, un bosco un tempio
e il vento vivo in assenza della pelle

di volta in volta con un gesto delicato
dove mi abbracci fuori mi sei dentro
ciò che il corpo dice, se mi sfioro
-come faccio con la luce intorno agli alberi-
una lacrima risale verso il viso 
e coincide con il tempo dei pensieri

dove sono ferma a immaginare-
le domande sono i brevi movimenti
della pelle -se dici una parola, 
una parola lunga, mi accarezzi,
se la terrai vicina alle tue mani,
le farai sentire il tuo piacere, 
e sentirà, 
quanto la distanza sia. rispetto
a loro non ci salva che l’amore
-quel più di ogni giorno che rinnovi-

per quel sentiero che rasenta l’assoluto
delle api trasparenti sulla soglia
nel tragitto silenzioso verso il sole
siamo noi in piena luce sul mio viso,
che distilla nella sete il desiderio
che fluisce senza fine in altre acque,
diversamente pelle e congiunzione.

così dai nostri sensi custoditi-
nel graduale che ci spoglia fino al salmo
giungendo dentro un fiore la radice
è il centro che dilata, dove cresci, 
dove entri con amore e ribes bianco-

dì loro che li amo in quel che vedo,
e non per quel che so dietro la schiena,
dov’è l’oscurità che ci risponde,
nel reciproco sfiorarsi senza mani 
che piano ci avvicinano all’interno.

 

ogni coppia è un angelo

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