Lucia


Lucia carezzava le piante
con il sesso
delle parole più corte sulla terra,
districando i fili lunghi dei capelli,
in ginocchio ripeteva una preghiera
dalle radici al centro di ogni fiore.

In un respiro ho raccolto le sue lettere
alla pozza verdemare preferita
per sentirla piantata fra le zolle
mentre allatta le verbene a seni dritti-
per l’acquabuona che risale con dolcezza
nel ventre di qualcuno che lei ama-

e tra le ossa cave del suo credo
la linea alba che mi fa volare.

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Il riposo più lungo del sorriso.


Felicità di respirare
figlia della gioia del respiro
la volontà di parlare
fatica a nascondersi al fiato
e, presa dal soffio, l’aurora verbale
rilega il silenzio al biancore
dei campi di riso immaginari.

Ohh! per quanto tempo si videro ancora
nel fiore perfetto. Era un dito,
ciascun gambo, un dito delicato
per loro, una luce. Nell’etere
fu certo il mormorio di un invito
a rendere il sonno più dolce
profondo. E nel suo andare da pastora
a quel tempo si mostrava la chiarezza
di una polvere impalpabile sul viso –
non il dittamo o un pianto solitario,
covava le sue ali, camminando-
un mescolio di pace con gli affanni
cantò per la nidiata e la foresta;
fra gli olmi sempre sposi delle acacie
e gli oleandri,delle giovani cipresse,
sotto i ginestri invece riparava
le antiche sepolture dall’oblio,
con piccoli roseti per ognuna.

Cadeva la sera
e le svelava il nome di ogni fiore,
i nascondigli degli insetti, la storia delle millemila
piante differenti di zucchine.
Ed io.. io sparivo, nei solchi del suo grano,
fra le spighe mature del racconto,
per finire incantata nella bruma
del velo grigioperla della barba
che lasciava trapelare dal respiro
il soffio ancora tiepido di un bacio,
quando reca in sé, nel movimento,
il riposo più lungo del sorriso.

 

sofia rondelli, doppio dialogo

Disegno Sofia Rondelli

Credo in te

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Credo in te, che sei nella mia pancia,
come un Kogi nei picchi della neve,
e a mio figlio, che è lassù. Nell’altra terra
piangevo alla partenza degli storni,
mentre ora seguo il fiume del tuo nome,
un luogo in più che porta alla radura
dei cespugli, così tanto verdemare

da apparire delle anime che tornano
ciascun ramo, un’ala delicata
delle gole trasparenti che respirano.

L’avremmo detto un giorno, sottovoce,
al felice movimento fra i capelli,
dell’istinto del volo e della veglia,
in quale organo si fosse riposato
il sentimento che ora ci solleva

producendo l’aria buona che sa il nibbio-
con la stessa commozione di chi guarda
i bambini quando mutano in uccelli.

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Gioielli Rubati 5: Aldo Braibanti – Mario Benedetti – Macalder – Franz – Felice Serino – Franco Bonvini – Amina Narimi – Anna Leone.


almerighi

QUESTO POST E’ DEDICATO AL POETA E BLOGGER VENEZUELANO “MACALDER”

https://macalderblog.wordpress.com/

*

“lo so – presente è la violenza – ancora di metafisica si muore
la tolleranza del pubblico merita solo i sondaggi della pubblicità
il consumatore ha quello che vuole – il consumatore l’avete inventato voi
voi avete venduto abusato massacrato per sole parole
voi siete fermi all’orda- perseguitate torturate braccate il diverso[…]
la vostra idea è natura
castrata “

Aldo Braibanti dal carcere di Rebibbia, 1968, qui:
https://rebstein.wordpress.com/2018/09/30/memoria-delloggi-aldo-braibanti/

*

NON SALVARTI

Non rimanere immobile
sul ciglio della strada
non trattenere la gioia
non amare con noia
non salvarti adesso
né mai
non salvarti
non riempirti di calma

non occupare del mondo
solo un angolo tranquillo
non lasciar cadere le palpebre
pesanti come giudizi

non restare senza labbra
non addormentarti senza sonno
non pensarti senza sangue
non giudicarti senza tempo

però se
nonostante tutto
non puoi evitarlo
e…

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Amminìa_ il lento respiro della sorgente

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Un lento respiro, all’altezza di un’albera,
riprende il volo dalla mia fronte;
e non c’è nulla di misterioso
che fa tremare nella tua assenza-
abbiamo danzato colorando una mappa
coi grani semplici del nostro anello
perché rimanesse sposa del tempo,
a crescere fiori – la benedetta,
offrendo durata ai nostri polsi
una radice, sopra la yurta.

Lei è il passato di nostre carezze,
fra l’inchino che hai fatto al quadro di mamma
e il permesso che ho chiesto alla tua casa
prima di entrare a fare l’amore,
è la sorgente, il cordone d’argento
della giumella, la benandante
che dice eccomi, andiamo alla gioia.

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Abbi cura delle tue ali


Viene piena di profumo una famiglia –
mentre ci abbassiamo con la sera
le palpebre l’un l’altro per sognare-
bisbigliando siamo salvi, al posto giusto,
e mondi ancora, insieme, siamo casa-

col respiro più pulito che conosco,
nel suo andare dal sorriso verso il centro
dell’angolo del viso fra le mani.

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Disegno Sofia Rondelli,

” Abbi cura delle tue ali “

Un bambino stupefatto


Prima ancora di portare la tua mano
avvolta in lana azzurra sul mio capo,
cosa eri appena sotto le parole,
se ora la tua voce apre le porte
a tutto ciò che viene benedetto?

– Quando scendi come un’acqua fra le dita
confondendo la giumella in un orecchio
riconosco più del passo di mia madre
il vapore che si alza dal tuo viso –
Ancora prima di quest’ala, e la sua gola,
immagino il tuo corpo fatto solo
dell’aria buona che sta intorno alle vocali –

a un atto magico, io credo – e alla luce,
fra le calde maestre delle mani,
hai dato vita a una forma di bambino
che respira con gli occhi stupefatti
dall’avorio sacro degli anelli
sulle nostre ginocchia coronate.

un grande albero

indizi di primavera


almerighi

penso a questa vigilia d’autunno,
contiene indizi di primavera, che
al tuo nome si voltano, stupiti

l’intimità scocca, freccia,
non importano tempi e distanze,
necessario è avvertirne l’arrivo,
siano protagonisti
entrambi i commensali

si direbbe che ogni porta chiusa
nasconda un abbraccio

le sabbie prendono corpo,
montagne coperte d’innocenza;
le strade piene di sorrisi
alludono principi d’immortalità:
torniamo donne e uomini

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Tu tremi


Camminavo con gli occhi di chi corre-
ero al lavoro, diresti tu, leggendo-
quando un uomo è inciampato dentro il vuoto
di una scarpa grandissima al suo piede
tagliato per metà. Chiedeva aiuto.
L’ho medicato, fra la volta azzurra delle vene,
mentre il doppio del mio essere nascosto,
per non tradire lacrime, ha sognato
di entrare in fondo all’acqua medicale,
nel sogno del suo sangue da bambino:

correva forte, lo illuminava il sogno-
con la luce presa alle ore più sincere-
e la traccia dell’istinto di volare-
un volo senza ritmo, un volo senza ali,
nessun gioiello legato ai suoi talloni-

____________ in sogno non si vola, mi ricordo,
____________ per raggiungere l’azzurro,
____________ si sale verso il cielo, perché si vola –

fino a incontrare una piccola pendenza
la strada che scende solo un po’ –
allora sì, gli crescevano le ali,
allora il vento offriva la sua grazia,
immergendosi nell’acqua, sui bei fiori,
per farne polvere e farina delle nozze
per l’erba corta, la rada- e poi la neve.

Le mie mani hanno tanto immaginato
il suo piede inconsistente universale..
ohh! era aria, questo so, del suo vero movimento,
lo sollevava così come un uccello,
lui era un grande mantice nel petto,
lui era un largo d’aria,
dentro il sole, immenso.

____________Tu tremi, ho detto, ancora,
____________ donando al suo tallone un nuovo scrigno
____________ e hai trasformato l’incedere nel volo
____________ da un punto di paura allo splendore.