Samech

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Ho preso fra le mani  il tuo respiro

lo stabat sul confine dove il guado

attraversa le vocali  come i lupi

con l’aria nella gola, e solo dopo

la esse  primigenia di Samech

 lo sfregamento,  il soffio nel canale

della lingua che spinge le pareti

_ il lento entrare_

pulsando nei condotti

dove andrà il tuo nome a rimanere

l’erezione  dei suoi angoli- a vantaggio

delle curve nella pancia – come ancella  

si solleva custodita

attorno ad una “i” …la consonantica

la corrente d’aria che commuove

decomponendo il prisma della tenda

 

picchiando contro il ventre crea spazio

Permettendo  la durata con i semi

delle nostre antiche dita in mezzo ai frutti

 

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In una sola carne


Il corpo aveva perso l’equilibrio

la giusta posizione delle spalle

andava per discorsi e non parole.

Mi hai detto falle insieme, sulla soglia

fila il suono dell’estasi col  sacro

e i due diventeranno in un respiro

in una sola carne  il coito d’oro

di un ventre che commosso va alla gioia.

 

Per la violenza del grido liberato

ricadde nuovo  il piombo nel bacino

passando fra i tessuti un filo rosso

e al limite del riso,  la mia voce-

dove gli assi fanno croce umana-

colò il vermiglio, a poco a poco, dal cinabro

al centro della pancia, stupefatto,

lasciando che soltanto con la luce

il corpo si schiarisse, a suo riposo.

Acquafitta

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Vita e nome sulle labbra come figli

che camminano in rilievo colmi d’echi

di un’ estate che  accompagna la rincorsa

con un filo di acquafitta dentro agli occhi

 

salita  per le braccia dell’autunno

tra le costole e il respiro farsi vento

benedetto sull’isola più sacra

 

apre la sua carne il sì assoluto

 

di una  mandorla di luce trasparente

con il bisso di smeraldo la sua voce

nell’adagio più bello conosciuto

Una stanza speciale

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Saliva celeste in ogni suo verso,
come su un ramo che vuole sbocciare,
nel mare purpureo di questo ricordo
una stanza speciale, chiamata silenzio,
che dava le spalle al fascio di luce-
entrava chiunque, uno alla volta,
chi aveva bisogno prendeva del cibo

allungando la vita di un seme dormiente

poco lontano, appena discosta

una donna minuscola come un respiro
sfilava dal sesso del proprio compagno
il filo invisibile di una promessa-
saliva celeste, posandola piano,

sul bianco lucente di una parola,

così tanto profonda da poterla tacere.

 

 

M. Chagall, La Creazione

Biancomangiare

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Strofinava le parole sulla pelle-
come a un latte mescolato con la frusta
basta un’eco una reliquia per montare-
in luogo delle sillabe, di accenti,
 
paesaggi e desideri -con le mani
nominando come un bimbo quel che vede-
ed ogni altra cosa intorno assente
si addensava sopra il fuoco della notte,
 
rendendole visibile chi ama-
 
il canto di una donna in pieno sole,
un riflesso, sulla punta delle dita,
di un biancomangiare benedetto,
 
con l’offerta di altra acqua alla sua veglia.

Il bimbo rosso

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georges-braque-au-couchant-(oiseau-xvi)

 

 

C’è pace, sulla porta che si apre,

nel buco più divino del midollo

dove entra ogni notte quel bambino

che esce con la cenere negli occhi

 

e non tocchi ancora tutto dell’amore.

Con le luci capovolte della pelle

abbiamo avuto fin seicento anni

di millemila matrimoni nella pancia

 

fino al frutto che mangiammo.  Siamo noi,

le stesse pietre, nell’arco della nube,

e nudi come mai insieme ebbri.

 

Nell’erezione di Moseh oscilla ancora ! –

 

Non fermarti nell’arca delle madri

spingi con la testa fino al nome,

facendo delle vertebre un dipinto

 

del bimbo rosso, tra i giunchi che si allargano,

l’uomo verde, il passaggio di ogni porta,

penetrando nella tenebra finale-

 

 con la stessa lingua che è la nostra.

Stupro ( Lo stupro di e..)

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Sei caduta ancora e non eri sola –

 

chi guarda solo è più pericoloso

di chi fa male ad altre vite sulla soglia.

 

Chiamalo violenza non amore il suo silenzio,

le sue mani troppo grandi  per linguaggio,

quando prende il tuo vapore dalla bocca,

come  fossero le labbra di Claudel-

 

e ti fa dire che eri sola e sei caduta

dalla sedia, dalla tomba delle scale,

nell’oblio. Si scrive  come “ ricordarsi

la parola “maschio”  in lingua ebraica;

 

ricordare della parte femminile,

il buco madre,

di un infinito cosmo popolato

che ci fonda, madrenostra  da sposare.

Ricorda e

che “sel’a “ non è la costola, ma il lato,

l’altro lato della luce, che ci è data,

di una tenebra infinita alla radice

capace di brillare se compiuta

posando bocca a bocca i nostri cieli.

 

Non morire al niente nel silenzio, e,

se il perdono fa  salva la tua vita,

la verità le annuncia tutte, con un soffio.

 

camille-claudel1- stupro

Basta un niente, nel mondo accanto


Basta un niente-
un sopracciglio chiaro il quarto di una noce
che diviene azzurro mentre canti
le sue parole intorno ad un giardino
e un minareto che perfora il cielo 
tra lunghe spine bianche e fiori gialli
rifiorisce il mondo visto. Senza luce

sto venendo a casa nostra con la voce
lungo piste d’asini selvatici
non avremo oggetti da scambiare
sul gran posto solo una preghiera-
che quasi non ti accorgi della gioia
quando sbuca in cima ai pozzi e sei nel foro
al punto del principio di altri canti-
con le ossa come vasi d’oro
di qualcuno che ti cammina accanto.

 

Klimnt - Le lacrime di Freyja

Opera G.Klimt, “Le lacrime di Freyja”

Acqua marziale

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Separata dal mare
da un tombolo fine di ciottoli e ghiaia,
dal sale, protetta,
con diversi strati d’argilla,
l’acqua dolce si è fatta profonda,
e in quel punto, il mantello del mare,
tradisce il chiarore della sorgente
marziale.

 
Ai piedi del costone, in tramontana,
è giunta fino all’isola del cuore,
ai suoi bambini,
al fontanile al secchio giallo alle tue ossa,
per bagnare la montagna, e i cinque frutti,
la nostra felce, dirimpetto al sasso.

 
Sapere la tua mano di ritorno
sul loro capo come fosse casa
mi offre pace, e l’acqua la parola
che aspetto, vicinissima alla gioia,
tra i fiori ciechi della felce amata.

 

Laghetto delle conche, Isola d'Elba

Fotografia: G.Rinaldi, Laghetto delle conche, Isola d’Elba

Tanto è preso il cuore da visioni


Come un fiume in pieno sole scende l’acqua.

 

Come chi dorme sfiorato sulla spalla

annuso le mie dita  e ti sorprendo

a fare il bagno in mare coi bambini,

gli uccelli-pesci legati con un filo

all’ombra delle nostre spalle unite.

Accarezzo i miei capelli e siete onde

le più piccole  che vi stanno intorno

 

Tanto è preso il cuore da visioni-

 

così  il  nocciolo del suono si avvicina

ponendo come il seme di una pianta

tra gli uccelli che s’incrociano gridando

sulla barca stretta degli amanti

 

vanno e vengono in respiri i nostri occhi

inumidendosi  le dita di altra luce-

in un calco che precede le parole,

finché la lingua si tocca col palato

nel verso del sorriso conosciuto.

 

Scintilla allora  il volto della barca,

il dondolio che  cammina nella voce

diviene  l’andatura dei miei piedi,

e il largo d’aria che fa scendere la pioggia

un vortice di gioia profumato.

 

Mi fermo, mi siedo qui, vi guardo,

e ti raggiungo nel miracolo salato.

 

il tuo miracolo salato