Nella grande caduta del giorno

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Nella grande caduta del giorno
col dorso della mano con le guance
fra il timo l’edera e la terra
scoprivi il soffio d’aria di una grotta
sul viso, come una novizia
che prende i voti nella stanza bianca.

I fiori della tua plumbago
ora sono delle piccole Marie
e la parola mantiene la promessa;
chiama col tuo nome
ciò che esiste per sempre –
nel miracolo del tiepido sentirti

mentre riempio la ciotola di Azzurra
c’è la tua attenzione
la veglia che si ripete
all’ombra delle nostre mani.

Cinque poesie di Cristina Campo


DI SESTA E DI SETTIMA GRANDEZZA - Avvistamenti di poesia

Immagine: da “La tigre assenza”, a cura di Margherita Pieracci Harwell, 1ª ed., Milano, Adelphi, 1991. Dettaglio di copertina

Devota come un ramo

Devota come un ramo
curvato da molte nevi
allegra come falò
per colline d’oblio,
su acutissime lamine
in bianca maglia di ortiche,
ti insegnerò, mia anima,
questo passo d’addio…

(in Passo d’addio, Scheiwiller – All’insegna del pesce d’oro, Milano 1956)

Biglietto di Natale a M.L.S.(*)

Maria Luisa quante volte
raccoglieremo questa nostra vita
nella pietà di un verso, come i Santi
nel loro palmo le città turrite?

La primavera quante volte
turbinerà i miei grani di tristezza
dentro le piogge, fino alle tue orme
sconsolate – a Saint Cloud, sulla Giudecca?

Non basterà tutto un Natale
a scambiarci le favole più miti:
le tuniche d’ortica, i sette mari,
la danza sulle spade.

“Mirabilmente il tempo si dispiega…”
ricondurrà nel tempo questo minimo
corso, una donna, un…

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Rayuela

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Una barca piena d’acqua poi l’azzurro
dei fiori misti a foglie con il vento
di una mano sopra ai fianchi, al mio risveglio.

Dove il nocciolo del suono ricongiunto,
nella ghianda che precede le parole,
camminava con la voce rilucente
nel miracolo salato del tuo mare,
apre ancora la sua carne il mattutino;

vita e nome sulle labbra come figli
di un’ estate che accompagna la salita
sul bisso innamorato dell’autunno-

con un filo di acquafitta dentro agli occhi
come l’imperfezione del tappeto
che dona il vuoto sacro alla rayuela.

Basta un nulla a fare gli occhi chiari


Basta un nulla a fare gli occhi chiari,
e non è il mondo immerso nel chiarore,
ma il richiamo al benessere più antico –
il primo sale verrà soltanto dopo
la grazia del suo stare nel giardino –

se quasi non ti accorgi della gioia
quando sbuca ai pozzi e sei nel fiume
di un uomo solo
che ti cammina accanto.

Raoui


” Cantastorie “

Oh cantastorie, raccontami una storia
Fa che sia un racconto
Raccontami delle genti antiche
Raccontami delle Mille e una notte
Di Lunjia Bent el Ghoula
E del figlio del Sultano


Venghino signori, venghino**.
Portaci lontano da questo mondo
Ognuno di noi nel suo cuore ha un racconto


Racconta e dimentica che siamo adulti
Nella tua testa siamo piccoli
Raccontaci del paradiso e raccontaci del fuoco
Dell’uccello che non ha mai volato
Abbiamo capito il senso del mondo


O cantastorie, racconta così come ti hanno raccontato
Non aggiungere né togliere nulla a quello che hai
Possiamo vedere i tuoi pensieri
Raccontaci affinché possiamo dimenticare questo tempo
Lasciaci nel C’era una volta.

يا راوي حكي حكاية
مادابك تكون رواية
حكي لي على ناس الزمان
حكي لي على ألف ليلة وليلة
وعلى لنجة بنت الغولة
وعلى ولد السلطان
حانجيتك مانجيتك
دنا بعيد من هادي دنيا
حاجيتك ماجيتك
كل واحد منا في قلبه حكاية

حكي وانسى بلي احنا كبار
في بالك رانا صغار
حكي لنا على الجنة حكي لنا على النار
على طير عمره ما طار
فهمنا معانى الدنيا

يا راوي حكي كما حكوا لك
ما تزيد ما نقص من عندك
كاين نشفوا على بالك
حكي لنسينا في هاد زمان
خلينا في كان يا ما كا

Meryem Ana Evi

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È salita celeste
la leggerissima
come una felce che sta per fiorire
sulla collina degli usignoli.

Alla Pasqua d’estate hai toccato la roccia
del sonno sacro di quella bambina,
con gesti piccoli e silenziosi
il vuoto magnifico della sua tomba.

Sulle spalle del muro bianco di offerte,
discese adagio le nostre promesse,
si è nascosto il respiro dentro il salterio.

Nella rocca splendenza dell’hara

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Io credo tu sia un benandante
per donare così tanto flutto
tra le palpebre adorne di sale.
Io credo tu sia un benandante
che ha mangiato le notti col cuore
per aprirsi nel giorno più bello.

Non so altro della tua grazia,
so che porti acquabuona al mio fiume,
alle more raccolte nei fossi.
E lo dici senza una voce
lasciando tremare le mani.
Nella rocca splendenza dell’hara

il tuo nome genera l’ombra
come fa ogni albero grande
quando tiene le cime nascoste
nella giumella del cielo.

La barca di San Pietro

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Lei chiude gli occhi
nel nostro riposare
poi deborda dal suo stesso azzurro
tornando in sé al mattino
senza interruzioni.
Non puoi tenerla fra le mani
l”eccedenza della vita –

è più di un giungere soltanto;
canta con le albere
col vento delle rune alle caviglie
il concerto del mistero
che si nascondeva
nella valva di conchiglia
accostata al mio orecchio.