Pesach

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Ci hai narrato del poeta che viaggiava
impastando le parole per guarire.
Che ne è stato dell’annuncio, del suo corpo?
chi non ha saputo fare insieme
della pelle con la sua resurrezione?

Lavarsi non è un gesto quotidiano?
e il battistero non è morte che rinasce?
I suoi gesti di passaggio e ogni cura
non fanno sangue alla particola, o nel pane,
ma nella voce, che rialza, che ci chiama:
il suo volto luminoso è la postura,
l’abbassarsi, servire chi è piegato-

così è la donna, che celebra il suo Dio,
che si solleva, benedetta, dentro il sabato,
proclamando la parola, stupefatta.
Che coraggio a mettersi per strada
al canto di Myriam, col tamburello!
Oh! non è fulminea la liberazione-
viene piano, dal basso, la celesta-
guarda Lazzaro! esce ancora rilegato.
Risorgere è un lunghissimo affidarsi
è chi mette dentro al tempio ogni suo bene,
chi rompe l’alabastro e dello spreco
fa il bene più prezioso, e in gran silenzio
è chi ti accompagna come sposa
all’ultima stazione, da principio-

portando il suo profumo, all’infinito,
nel largo d’aria : il meraviglioso,
di chi comincia a respirare dal battesimo,
sepolto nella morte di Gesù.

antonella schiralli

  Disegno Antonella Schiralli

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Taglia quasi tutto e lei vivrà


Rammento fino a ricordare, poi rimembro
(…)
Taglia quasi tutto e lei vivrà
con gli organi gemelli rimanenti.

Con tutto il corpo beve, Lei, respira
in ogni luogo sente e parla dappertutto.
Non esistono bramini né intoccabili,
gli individui sono degli sconosciuti,
tutto è dentro tutti, da principio.

Mentre il nostro codice è più piccolo
di quello piccolissimo di un riso,
e così tremendamente indivisibile.

rammento

Vigilia..


Abbiamo pianto insieme al grande freddo,
ci siamo congedati nella gioia
di sapere l’ederlezi fra le ossa.

Ora il tetto è divenuto il nostro aperto
e tutta la radura è solo attesa
della bionda meraviglia, quando muta,
dalla mandorla materna, nella luce.

È l’anima dell’acqua, ciò che resta-
una movenza appena, nel risveglio,
l’altro lato, fra i respiri, l’altra voce-
nel luogo piccolissimo e fecondo
di piedi con l’impronta delle orecchie

nell’autentica vigilia, nel silenzio,
dove la sua parola è benedetta.

semina

Nelle coppe dei gelsomini


Chi attende ha nel petto una rosa
che vibrando alla luce si affida
alle mani, dicevi, danzando.

 

La tua parola oggi è nel profumo
sulla parte del viso che ha raccolto
il più piccolo miracolo del fiato.
Insieme all’erba matta per i daini

è un volo breve che attraversa il fiore:
le mie mani si aprono e tu
sulla porta fresca di pioggia
togli ancora l’ultimo fiocco
di neve, sulla mia fronte.

Riparti così nell’azzurro
della tua veste e un sorriso
dischiude il magenta nascosto
nelle coppe dei gelsomini.