Al grande posto

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Al suo posto esatto c’era la luce.
La morte si vive se come un sole
si porta nel più profondo di sé
lo strazio immenso, se diamo alla luce
la stessa madre quando si apre
perdendo il suo sangue meraviglioso.

L’ osso fedele è ancora la luce
nella foresta, che adesso riposa.
Tu veglia il suo corpo. Ci vorrà molto bisso
e la mano guarita. Con la tua voce
Sussurrerà, nell’orecchio più debole,
dove è il principio dell’arcobaleno.
Tutti i bambini sanno i misteri,
dell’ angelo che, prima di nascere,
ponendo un dito sopra le bocche
imprime il ricordo di un nome solo,
un piccolo seme. Tra il naso e le labbra
sfiora il contorno, col dito del sole,
di quando eravamo dentro la runa:
c’è una farfalla con l’anima anziana
ogni puntosplendenza delle sue ali
confida che un tempo toccò lievemente
la fiamma, i suoi bordi, per poi gettarsi
con tutto il corpo dentro la rosa
in volute dorate, per unirsi vermiglia

nell’identico istante dell’ultima foglia
dell’ultimo albero
__________________al grandeposto

versando alla terra lacrime folli
saremo le spose del nostro sorriso-
una trina soltanto che lascia passare
fra i suoi vuoti la luce, come una spugna
coi suoi gamberetti, a mani aperte_

aperte a grembo.

al grande posto- il cestello di Venere

Lucy

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Cercavi terra, Lucy
appena nevicata.
con le braccia affondate nel lino
cercavi il tuo vento,
e più di tutto, 
tra i verbi all’infinito,
volevi : partorire –
con la stessa mano aperta di un bambino,
la mano con la rosa
e le sue gambe
quando spingono nell’aria
lo scatto del respiro
in cerca dell’uscita
fra le cose

ora danzi
per minuscole fiammelle
e con l’eco della luce sulle dita
prendo in mano il tuo piccolo respiro
per posare una lacrima soltanto
fra la rosa e la chiocciola che amo.

Lucy

Una tinta silvana

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È una tinta Silvana che mangia la morte
ogni volta che leggo una tua poesia
alle stelle selvatiche dentro le rocce
al buio dei bimbi nei buchi degli alberi.

Nulla è più vivo di chi rinasce,
come sporgendosi da una parola
e una consonante, una i, per esempio.

A te che conosci ogni mia voce,
sull’imbrunire, con la silenziosa,
che retrocede per andare in avanti,
ti ho domandato come sostenere
il ripostiglio dell’acqua dei fiori
per non smarrire sotto le foglie
il lungo esercizio della raccolta.

La tua parte invisibile si è fatta prossima
con una bambina dentro la gola –
Quella bambina – con le giunchiglie
portava il dono del nascondino
ai vecchi tronchi che hai tagliato –
riempiendo di cura i miei polmoni
con la forza dei muscoli, i tuoi, e il calore
del gesto che ha salvato tutta l’acquabuona.

Non ho visto mai danza più bella
del tuo essere, immobile, ai fianchi
nè un riso superiore a quello sguardo
disteso e profondo che avevi, il perfetto
fra le mie mani, ancora più piccole –

completamente spose
completamente spoglie.

La sorgente è un albero disfatto

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Nella pena ti ripeto quel dolore
non è miseria, ma l’odore del terriccio
appena nato dalle foglie morte.
L’invito viene su come un tesoro
dai frammenti delle ossa che han brillato.

La sorgente è un albero disfatto
e il cuore, del gigante che si spezza,
un’acqua pura, il lavoro che conduce
a quell’aurora che noi chiamiamo fissa.

L’ ho visto fare di nascosto alla tua rosa,
malgrado il forte vento la scompigli,
la giumella dei suoi petali mantiene
il rosso intenso, che la pioggia non scolora.

L’acqua è un nettare vermiglio che per sempre
fa rimanere i nostri occhi chiari .

GOCCE

fiori degli angeli

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Ti scrivo dalla mia porziuncola di pace,
una pozzanghera di semi, benedetta :
il mistero della gioia è tutto qui,
dove la terra piove, come ieri.

Mi sono seduta accanto. Ho riposato,
nella barca piena d’acqua dell’azzurro.

Quanto giorno nel togliersi i calzari
insieme ai fiori degli angeli, bagnati-
figure a capo chino, mansuete.

Ho pianto
_______________ sotto i loro volti
con lacrime serene
___________________ nella luce.

fiori degli angeli

Brilla il riso insieme alla neve


Tradendo la Maestra e le sue regole,
mi sono arrampicata fino al buio
per salvare quello scricciolo di lino
col celeste del tuo copricapo.
Con il blu della tela di babbo
ho coperto i germogli del sole.
Per Madame Hardy ,così antica,
la concorde alla giovane neve,
ho creduto nell’ Ave Maria
bisbigliata alle foglie più alte.

Un’ultima cosa, mio sposo,
salendo vedrai che ho lasciato
per vestale una sola betulla,
ai suoi rami adulti la cura
del rosa dei nuovi lamponi
e il nero del piccolo mirto.

Ora è tutto al suo posto in radura:
fra le chiocciole è stretta la yurta
e negli occhi dei tre pettazzuri
brilla il riso insieme alla neve.

Obbedisco


Obbedisco –
mentre il fiume copre il suono della voce-
sul fuso delle dita, per la grazia.

Una coppia sta pregando, radunata
su un tappeto trasparente lungo il greto,
intorno al pane che ho lasciato per i pesci,
fra il mantello verdechiaro di una pozza.
L’ingenuo movimento delle labbra
delle donna inginocchiata mi commuove
quando il vento l’accarezza sollevando
il velo paglierino dal suo capo.

All’improvviso di bellezza abbasso gli occhi,
la rosa sulla fronte prende vita:
è una piccola conchiglia che ha raggiunto
il fiume di portata, e la sua luce,
come una linea_alba, copre il ventre.

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Disegno Sofia Rondelli