La gioia non ha opposti in una lacrima


Negli occhi fa la neve e corre ancora
il bambino con la cenere sul cuore,
l’invisibile respiro più pulito
che conosco fra le albere di casa –

e mentre spiega dilatando la mia vita
trasmuta con le foglie questa nebbia nell’acquabuona che cola in fondo all’hara.

La gioia non ha opposti in una lacrima
se fa così tanto giorno dove siamo
se eternamente migra in ogni vita.

Il sonno delle piante – 21 Novembre Giornata nazionale degli alberi

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” il sonno delle piante “

Una colonia di formiche, e gli uccelli in stormo
conoscono il principio della terra,
fu nel verde,
che se nel becco c’è l’ulivo, ci sono terre emerse
per piantare la tua vite d’oro
per succhiare la noce alla radice
con la tenerezza del sesso sulla terra
che se un buco le ferisce viene nuovo un ramo,
ed offrendo un fiore si propaga il bel giardino
e sono ancora uno.

Sui viticci sugli apici e i germogli
vanno i loro occhi piccolissimi
per trovare il buio,
per chiamare il sole.
Sono le parole delle piante,
gli odori fitti dentro i larghi d’aria,
che ci urlano l’amore o la paura.
Da una foglia all’altra

con la pancia sotterranea puoi sentire
il respiro delle gocce fra i capelli,
dal bianco per le api
fino al rosso per gli uccelli
e il seme, che andrà così lontano
per riprendersi la vita, all’acquabuona.

Non è questa intelligenza?
Servono astrazioni, la parola e gli strumenti?
Non li senti camminare
per raggiungere una parte della luce?
-o è più forte la cultura
degli occhi al centro della fronte?

Ora è notte sulla terra
e loro accendono radici
per sognare
innalzando il brillante delle foglie
riunendole in preghiera
nella posizione di riposo
che avevano alla nascita i germogli.

È il sonno delle piante.
Il principio della vita.

Sei tu che torni dal bosco e fai luce


Un copricapo, una kufiyya
sei tu che torni dal bosco e fai luce
con il plumbago avvolto alle braccia –
quanto confuse le nostre mani,
se ognuna si chiude e comincia nell’altra
divenuta, da prossima, ancora vicina.
< Chiusa nel sogno ____ delle tue ossa
è un oracolo l’aria
____ intorno alla vera
che lascia passare
____ attraverso il suo vuoto
tutta la vita immaginata
>
Riposa l’indaco, ancella fedele,
che ha battezzato la strada più lunga,
e noi, stupefatti, fra i nostri mantelli
diciamo ecco i bambini che tornano.

Come un rosa cedevole di luce


Giravi intorno al pozzo senza posa,
e il sentiero ripetuto sotto i piedi
esplodeva nella strada non percorsa,
dove il grido perfetto di ogni stella
ha la stessa posizione delle braccia,
a farsi largo. Tra gli indugi delle mani

è ancora in vita il tremore del miracolo,
se ogni volta che sorridi nel silenzio
fra le ossa lasci un chiaro e di continuo
dove l’acqua scava lenta sulle guance
un lamento si fa canto, un alleluia.

Se ora taci dove vai, seguendo i cervi,
nel vivo della carne io magento,
come un rosa_
_____ cedevole di luce,
per morire nuovamente senza posa
al prossimo tornante dell’aurora.

Opera Eugenijus Konovalovas

Pace fossile


almerighi

Dentro una faggeta a cercare Dio
tra il crepitio dei passi,
sul sentiero oscurato
foglie cadute in pace,
distinguo bramiti di cervi non visti
innamorati delle proprie ombre,
mentre il sole a ogni respiro
lancia rimpianto
verso una stagione da ritrovare.

Bastasse a salvare l’anima,
una sola, questa pace fossile
sarebbe necessaria.

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Foravo il punto estremo delle dita


Foravo il punto estremo delle dita
nella piccola preghiera della notte
e l’aria fresca passando dava il suono,
la voce dei più cari, gli invisibili,
salendo oltre la fronte, come un’albera.


Dove incidi la confusa e sempre tua
primissima compagna del silenzio
canta il fremito commosso che ci sposa,
alzando la spirale fino a casa
il giubilo che duole, la concordia.

Nella tana naturale dei miracoli


Nella tana naturale dei miracoli
Nina torna col capo fiorito,
poi accende tre minuscole fiammelle,
per parlarti, sotto i rami dell’ulivo
fa un gesto ripetuto con le mani ,
di chi si passa l’un l’altro delle cose –


eppure sembra sola fra le piante
ai miei occhi, che si fanno chiari-
portando a nozze la cenere
_______ e il salgemma.

Il viottolo intorno all’azzurro


Rimane colmo di noi
il viottolo intorno all’azzurro
e al lungo cammino
la maestà dell’inverno.

Di quel poco che avevamo sulle braccia,
inventa un nome tu
che non torni via dal viso
che porti nelle tasche dei bambini
e le stesse rondini di Braque
fioriranno i capelli per il cielo
per diventare alberi e ginocchia
ventri circondati dalle orecchie.

Nel passaggio faremo nuova luce
sull’acqua che si adama con il sangue,
posando nel midollo un pane bianco
col nome del sorriso degli sposi.

Disegno amato dell’artista Antonella Schiralli

Gioielli Rubati 113: Francine Hamelin – Franco Bonvini – Silvia Maria Molesini – Anna Lamberti Bocconi – Amina Narimi – Carmine Mangone – Andrea Casoli – Elisa Falciori.


almerighi

TERRA DI MEMORIA

nella notte ardente di una stella-chimera
ascoltavo i venti che mi soffiavano nelle vene
mosaico indaco nel segreto del mio sangue
oh Terra, mio ricordo di infinite fioriture

geroglifici del tempo scolpiti nei miei palmi
ho allungato le mani nella loro nudità di carne
e i sogni MI hanno inciso il loro mistero nell’anima
O Terra, mia luce verso i vasti orizzonti

di Francine Hamelin, qui:
https://lenversdesjours.wordpress.com/2020/09/26/terre-memoire/

*

So dove sta l’introvabile

So dove sta l’introvabile,
e lo so perché un giorno mi sono perso,
perso nelle nebbie e ombre della malinconia
e lì si è fatto trovare,
accanto a un pozzo retinato di sole.

Allora, direte, che introvabile è..
È che da quel giorno ne ho le tasche piene
ne ho riempito tasche e taschini
e lì è fiorito, svelato e senza ombre
vestito di nuovi colori e pelli,
nuovi orli ai pozzi.

Come d’altro mondo…

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