primaluce


 

È l’uccella del ritorno
messaggera e prima luce
di un mondo dietro il mondo
da una sponda all’altra delle gole.

Non cerca l’ombra dei bei giardini o i parchi,
ma foreste appena nate che si alzano
con un nevaio antico sulle spalle
cespugli di mughetto, le azzeruole.

Si posa sulle schiene degli agnelli
sui dama.dama in cima alla radura
imitando il movimento di una cuna
sta con quelli che penano a posarsi
sugli alberi tagliati in malagrazia
cova in fretta nei solchi dolorosi
allevando tremante la nidiata.

A due respiri da terra meraviglia
che il vento la sorregga
________________ e a capo chino,
se una nube la ricopre d’improvviso
sa che la morte è troppo poco per sparire
e accoglie il nuovo velo nel suo riso.

 

Piccola Abele c’è una donna ferita nel capanno


Piccola Abele
c’è una donna ferita nel capanno
che beve lentamente alla tua bocca.
È vapore chiarissimo il tuo dono
dove gli occhi vanno a partorire
le lacrime serene dei colori –
un inno a resistere e a mangiare,
a far l’amore con le orecchie dentro al nido
a occuparsi delle ossa di chi resta
per giocare insieme alla rayuela.

C’è una donna ferita nel capanno
una mano fra le albere ha strappato
le parole dell’Angelo di Rainer
il vento favorevole di Perse
e ogni altra preghiera rilegata
all’amore indicibile di un credo,

ma il suo hara spezzato si riapre-
la sua respirazione, il suo mantello-
lo annunciano le costole che tremano
di minuscole parole intorno ai versi

con la pazienza selvaggia di rinascere
legando ancora il filo col perdono.

Se accoglierai per la mia nascita, domani


Eri in me, chiedendomi una sciarpa,
una sciarpa lunghissima di seta,
e in quale modo sorridevi per Natale.

Ai ripostigli della neve a Monte Sole
ho posato cinque uova fra le garze,
muovendo pian piano ogni giorno
fra i cristalli dormienti la vita.

Se accoglierai per la mia nascita,
domani,
i bachi rossi saliti al boscovecchio
saprò per sempre di essere Benedetta;
se cercheremo il pasto più morbido
tra le infinite figlie dei gelsi
dai nostri fragili colli,
dalle nostre ginocchia segnate,
alzeremo una nebbia argentata
da traslucida fino a saperci
trasparenti, e per sempre confusi
in un’acqua
che non frena la luce-

il luogo dei luoghi dei corpi,
il più semplice di tutti i corpi,
rilegato in un filo di seta.

Gioielli Rubati 74: Nadia Alberici – Massimo Sannelli – Amina Narimi – Manuel Calderon (macalder02) – Ivanna Pedretti – Alessandro Ricci – Lucia Piombo – Daniela Cerrato.


almerighi

Poesia

Di lei un riflesso
e sembianze rifratte
il collo appena si tinge
le tempie allungate sui bordi
Cos’è che mi dice?
Cosa mi dico?
La mente schiuma
Una riva s‘accosta
Sfiora
Un salire di suoni
E una vela di nave.

di Nadia Alberici, qui:
https://sibillla5.wordpress.com/2020/01/10/poesia/

*

la regina (io sono) posa nuda. nuda si espone alla macchina.
nuda la macchina fotografa. anche il re posa nudo: io sono.
«e ‘n garbuggio de lélloa»; e si chiama frequenza questa cosa
che mormora, non materia. ma si chiama
amore tutta l’onda della mente, la sua
indisciplina senza ore, la sua lama convolta; e tutta la parte destra
che è vicina all’orecchio ride:
è un gusto, è nuovo; ma si chiama frequenza, si chiama
potenza questa linea: cioè la nerità, fatta con suono e suono.

Di Massimo Sannelli da UNA MATTINA MI SON SVEGLIATA, qui:
https://lottadiclassico.files.wordpress.com/2020/…/ummss.pdf

*

Il confine è sempre la…

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Se oggi manca la tua pelle un largo d’aria


 

Se oggi manca la tua pelle un largo d’aria,
con il gesto delicato della luce
quando va intorno agli alberi, rimane
per lasciarmi intravedere dove sei
con i brevi movimenti della linfa-
se bisbigli una parola, la più lunga,
tenendola nel cavo delle mani,
è quel più di ogni giorno che rinnovi
nel tragitto silenzioso verso il sole-

così se tocchi un fiore la radice
si muove come un cuore benedetto
nel graduale che ci spoglia
_______________________ fino al salmo.

la rosa delle segrete

Come un fiume di portata


 

Ci toccava, la figura del destino,
confondendo nella storia la magia;
era il Capodanno delle bestie,
e in pieno petto disegnavi il nostro Fuji
con tutta la sua luce quando preme
dall’ombelico al timo, la passione.
Ogni favola è piena di ginocchia,
coronate di magenta, in fondo al mare,
che prendono a rialzarsi lentamente
spingendo sulle palpebre le mani,
per sbucare nei polmoni benandanti
con l’odore delle lettere del pane;

una pioggia, tra il sambuco e il falso pepe,
del più piccolo respiro della polvere-
perché tutto è una ferita, e un buco è tutto
per la luce, come un fiume di portata.

Apri le mani e vieni! Salta in braccio!


Apri le mani e vieni! Salta in braccio!

Faremo sapone dalle bacche rosse
masticheremo foglie con il cuore
e con le rane giocheremo alla rayuela,
la più piccola del mondo immaginabile.
Qui sanno di limone le formiche,
le daine fanno lana, e più di tutto
gli alberi camminano, al capanno,
sollevando le radici come braccia,
per otto metri al giorno. All’infinito
i funghi mangeranno i tuoi dolori
avanzando di ritorno lentamente.
Anche se da lì non vedi fuori
c’è un riparo nuovo alle segrete,
e sulle nostre dita cresceranno
i pettazzzurri con gli scriccioli fatati;

l’amore impiglierà nei rami nuovi
e a piangere di gioia dove vuole.

Amina Narimi – Poesie


Inverso - Giornale di poesia

Donne senza nome

Pronunciando il nome Mosè
dici l’ostetrico di tutte le Miriam
che lo hanno messo al mondo.
Dal grembo naturale al suo cestello
è vocazione il nome,
un compito preciso
la chiamata.
Guarda il soffio di Giosuè
che va in Gesù
e in tutte quelle donne, non chiamate,
degli Apostoli le apostole,
madri e testimoni della morte,
della sua deposizione, e chi risorge.
Chi non esiste è, un peso grando
se nell’acqua dell’amniotico rimane
il nome di Maria. Non altro quasi,
fino al vuoto della tomba.
E fosse solo questo basterebbe
il suo coraggio, a costo della vita,
nel domandare all’Angelo la via-
è forse un caso lei, la più ostinata,
la più ostinata scavatrice sulla torre,
chiamata di mattina con il nome,
nel luogo più preciso, di ““Maria!”?
Anche Rabbuni nella casa di Betania
si è commosso fino al pianto,
per chi ha fatto dei piedi una…

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