La mia maestra è un’albera


La mia maestra è un’albera
e il suo nido
un pane che lievita
un fuoco nell’aria.
È una fontana di luci sottili
con la pelle secca e i nodi alle mani
piene di strigoli
raccolti al gran posto,
il più segreto del boscovecchio.

È un fazzoletto, la mia maestra,
con un elicriso appena accennato-
che risalendo per gli alberi canta
al ramo potato di un nuovo fiore;

ma quando s’inchina davanti alle fragole
allarga il silenzio con piccoli gesti
fino a sentire il loro respiro.

La mia maestra nel viso è un bambino,
che chiede alla mostra di un Caravaggio
per farne dono all’unica figlia-
e te lo dice con le ossa cave
schermendosi dietro alla brezza sottile
che ha solo un sorriso quando magenta.

La mia maestra ha due gocce azzurre
prima degli occhi, e come un miracolo
sono discese dai pettazzurri,
con le mani di rondine,
sopra il capanno.

la mia maestra

Al suo posto esatto c’era una lacrima


Al suo posto esatto c’era una lacrima.

La morte si vive se come un sole
si porta nel più profondo di sé
lo strazio immenso, se diamo alla luce
la stessa madre quando si apre
perdendo il suo sangue meraviglioso.

L’ osso fedele è il chiaro del bosco
nella foresta che adesso riposa.
Tu veglia il suo corpo.
Ci vorrà molto bisso
e il volto guarito; con la tua voce
sussurrerà, nell’orecchio più debole,
dove è il principio dell’arcobaleno.

Tutti i bambini sanno il mistero
dell’angelo che, prima di nascere,
ponendo un dito sopra la bocca
imprime il ricordo di un nome solo,
un piccolo seme, tra il naso e le labbra.

Se sfiori il contorno della fossetta
trovi un puntosplendenza delle sue ali
lui ti confida che un tempo toccò
la fiamma, i suoi bordi, per poi gettarsi
con tutto il corpo nel fiore degli angeli,

nell’identico istante dell’ultima foglia
dell’ultimo albero
__________________al grandeposto.

Versando alla terra lacrime folli
saremo le spose del nostro sorriso,
di una trina perfetta, che lascia passare,
come una spugna, fra i vuoti, la luce.

 

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È una madre il rossovivo e l’acquabuona


Si confonde col dolore mentre sale,
ma è l’odore del terriccio appena nato,
se l’invito viene su come un tesoro,
dai frammenti delle ossa, luminoso;

la sorgente è il nostro albero disfatto-
e il cuore, del gigante che si spezza,
un’acquabuona, nel lavoro che conduce
a quell’aurora che noi chiamiamo fissa-

è una madre,
accovacciata dentro il petto,
e malgrado il forte vento la scompigli,
la giumella dei suoi petali rimane
il rossovivo
_____ che la pioggia non scolora.

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Con il chiaro degli occhi


Da dove parliamo ogni sera
hai ritratto la mano nel bosco
fra il lungo respiro del noce,
per accogliere la codirossa,
la sua fascia sempre più bianca,
nella gonna colma di fiori;

un nido impastato di terra
che ora fruga tra i petali rosa
rialzandosi come un fagotto
sulla fragile forma di orecchio
solitario in mezzo alle viole-

dai suoi reni usciranno dei re
bimbi blu fecondi di pioggia.

Ohh, il suo capo che esce dai fiori
è qualcosa di sempre accaduto,
per donare a chi viene alla luce
la giumella bagnata di riso,
con il chiaro degli occhi, tre fili,
per una ferita, e stupendo,
dalla stessa ferita, il passaggio
a una lingua talmente sommessa
da non distinguere il suono
che fa benedetto il mio grazie.

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Nella luce delle mani capovolte


Dove tieni asciutte le tue cose,
intorno al tuo carteggio levigato,
parola per parola sfioro il bordo.
I vicoli del legno, le sue vene
sono piccole candele che prepari
per parlarmi e ogni sera, fra le pieghe
che hai sepolto meglio, c’è un sentiero,
di un’acqua che va accanto per istinto.

Lungo il fiume di portata non c’è punto
che non veda la tua vita, il suo riparo,
dove sbuca una piccola cappella,
tra lo spazio che viviamo e il nostro mondo-
sono braccia del tuo acero in preghiera,
con le ali del mio tiglio tese in cielo-
un minuscolo groviglio di radici;

è solo un nido che prepara le sue nozze,
nella luce delle mani capovolte.

Sarà solo poco di più


Un velo inaspettato è il nascondiglio
del mio viso che magenta mentre arrivi
salmodiando una piccola ederlezi

tra una corsa e l’inchino va il passo
fra l’ultima luce e la casa
la tua mano è nel riso, e la sola
che sa benedire in silenzio
l’odore argentato dell’erba
con lo sguardo concorde. Io credo
sia il volto di sempre il miracolo

e se c’è un paradiso che attende
sarà solo poco di più .

Azzurramia

La tua mano si è posata sul mio capo


La tua mano si è posata sul mio capo
dal luogo più lontano del contatto
mostrando una preghiera fra le dita
un’altra vita dell’amore che risorge
con la freccia inavvertita, che non brucia
lungo il filo della nostra quarantena.

È un evento naturale, mi ripeti,
grazia pura che abbiamo custodito
nella bianca nostra intatta damascena-
da piantare dentro l’ombra appena nata
di bambini dell’albera e l’uccella;

dell’amicizia nell’orecchio alla fiumessa,
e alla parola favolosa sulla carta,
apostole di luce primitiva,
faremo dono della gola, schiena a terra,
con il viso stupefatto dell’infanzia-

ricordando del lulan mosso dal vento,
come affidava il suo segreto al calpestio
dei cervi quasi in cima a Monte Sole.

Così andremo tra i papaveri da frutto,
con la lingua colorata di chi torna,
confondendo la mistura tanto intensa
all’odore della nostra cerimonia

dove l’iride risplende destinato
al sorriso, il più antico della terra.

Disegno Sofia Rondelli

sofia rondelli lacrima

Nel largo d’aria, il meraviglioso


antonella schiralli

Ci hai narrato del poeta che viaggiava
impastando le parole per guarire.
Che ne è stato dell’annuncio, del suo corpo?
Chi non ha saputo fare insieme
della pelle con la sua resurrezione?

Lavarsi non è un gesto quotidiano?
Il battistero non è morte che rinasce?

I suoi gesti di passaggio e ogni cura
non danno sangue alla particola, o nel pane,
ma nella voce, che rialza, che ci chiama:
dove il volto luminoso è la postura,
e l’abbassarsi, servire chi è piegato.

Così la donna, che celebra il suo Dio,
che si solleva benedetta, dentro il sabato,
proclamando la parola, stupefatta.

Che coraggio quel mettersi per strada
al canto di Myriam, col tamburello!
Oh! non è fulminea la liberazione,
viene piano, dal basso, la celesta;
guarda Lazzaro! esce ancora rilegato.

Risorgere è un lunghissimo affidarsi,
chi mette dentro al tempio ogni suo bene,
chi rompe l’alabastro e dello spreco
fa il bene più prezioso_
__________________ e in gran silenzio
è chi ti accompagna come sposa
all’ultima stazione, da principio
portando il suo profumo, all’infinito

nel largo d’aria : il meraviglioso,
di chi comincia a respirare dal battesimo,
sepolto nella morte di Gesù.

( Disegno, fra i più amati, della disegnatrice Antonella Schiralli)

primaluce


 

È l’uccella del ritorno
messaggera e prima luce
di un mondo dietro il mondo
da una sponda all’altra delle gole.

Non cerca l’ombra dei bei giardini o i parchi,
ma foreste appena nate che si alzano
con un nevaio antico sulle spalle
cespugli di mughetto, le azzeruole.

Si posa sulle schiene degli agnelli
sui dama.dama in cima alla radura
imitando il movimento di una cuna
sta con quelli che penano a posarsi
sugli alberi tagliati in malagrazia
cova in fretta nei solchi dolorosi
allevando tremante la nidiata.

A due respiri da terra meraviglia
che il vento la sorregga
________________ e a capo chino,
se una nube la ricopre d’improvviso
sa che la morte è troppo poco per sparire
e accoglie il nuovo velo nel suo riso.