Nella casa del pane occorre fame


Conducevi il bestiame ai falò
il grande cervo alla sua sposa.

Nella casa del pane occorre fame
e il frutto sacro delle ossa cave
sarà l’ultima pelle che si accende
della stessa speranza di Noemi
verso il canto tenerissimo di Ruth;

così la fragilissima che siamo
diverrà quel sasso morbido nel pozzo,
che rilegato al bisso del dolore
risale dal tacere delle piume
al sublime canto delle uova.

Che vento solare Lucy !


Che vento solare Lucy!

Cercavi terra nata di recente,
con le braccia affondate nel lino
tra i verbi all’infinito,
più di tutto,
volevi partorire
con la stessa mano aperta di un bambino

le sue gambe
quando spingono nell’aria
lo scatto del respiro
in cerca dell’uscita fra le cose.

La sua prima voce di aprile


È un’erba sottile, non ama le altezze.
Così raro distinguerla al balcone
dove allietano l’ombra gli uccelli
di una veste che immagino leggera
;

la sua prima voce di aprile
si confonde al tremolio del gelsomino,
come un nido che va alle sue nozze,
nell’adagio e tutta la grazia
del chiaro che dona ai miei occhi
.

Col bisbiglio di una piccola ederlezi

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Col bisbiglio di una piccola ederlezi
confuso tra la corsa ed un inchino
mi raggiunge il suo sorriso sotto casa
al centro esatto di ogni settimana.

In quell’unica notte dai fiori dormienti
una luce infantile magenta il mio viso
sul terrazzino la stessa canzone
che benedice il plumbago in silenzio.

Obbedisco


Obbedisco –
Il fiume copre il suono della voce
di una coppia che prega radunata
intorno al pane sbriciolato per i pesci
sul mantello verdechiaro di una pozza.

L’ingenuo movimento delle labbra
della donna inginocchiata mi commuove
quando un largo d’aria l’accarezza
sollevando il velo dal suo capo.

Una rosa sulla fronte prende vita –
all’improvviso di bellezza, abbasso gli occhi:
una piccola conchiglia si è confusa
col fiume di portata e la sua luce,
mutata in linea_alba,
copre il ventre.

Dobbiamo essere meravigliosi


Dobbiamo essere meravigliosi
traslucidi fino a divenire
nebbiolina argentata in mezzo alla luce
dell’occhio oltre la tela,
trasparenti, uccelli nell’uccello
con le antenate di ogni passo, nostre orecchie,
che si librano nel ventre di una madre
visitata dal sole nella bocca

che nell’ora più preziosa dell’incontro
col midollo del suo utero splendente
ripete chi non perde la sua vita
non fa salvo quel respiro che si versa
sulla soglia sempre umida del cuore.

Il sonno_azzurro


Dove è imprevedibile l’incontro
e solido il silenzio dove prego
come un morto appena nato
noi ti aspetta
per dire centomillevolte insieme

Fra le stesse consonanti le vocali
luce dopo luce sono nuove
se ogni coppia è la rivelazione
che ripetere è il trapianto dell’amore
dove posare il capo ed una yurta
con la ferita al centro del mistero;

il sonnoazzurro che ci accarezza il viso
che ripara il nostro pozzo benedetto.

Il vuoto meraviglioso

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(. . . )
Con le braccia lievi,
le mani appena inclinate,
sfioravo l’alburno celeste
fra la terra del boscovecchio.

Il bambino si è ritirato
dentro il mantello di rose
la radice della madonnina
per la semina della sua luce.

( Ho pregato tanto ai suoi piedi pulendo il suo volto dal fango, il bambino dai sassi appuntiti;
strofinavo la veste, i suoi fiori, pregavo finché luccicava mandando il mio viso alla gioia. )

Oggi il vuoto meraviglioso
della sua piccola tomba
magenta una lunga preghiera
in una lacrima sola.

La voce del vuoto del Sabato

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Un’unica grande preghiera continua,
con il piccolissimo cuore dell’uomo,
a impastare parole di guarigione
con la sola offerta delle sue labbra
si abbassa a servire chi è inginocchiato.


Non resta il passaggio al centro del pane,
rimane la voce del vuoto del Sabato.
Viene piano, dal basso, la saliva celeste-
non è fulminea la liberazione-
se Lazzaro esce ancora legato,
se potrà camminare disciolte le bende.


“Risorgere allora è un lungo affidarsi?”


È una donna che mette tutta l’offerta
nel tempio, due spiccioli, quello che ha.
Ricorda, si disse, lo spreco fu grande
dove nessuno pensava alla morte,
mentre fluiva l’unguento prezioso
delle giovane sposa sul corpo amato.
Porteremo sul petto all’infinito
i segni, al costato, alle mani, sui piedi;
la morte è nulla verso il profumo,

il suo largo d’aria meraviglioso –


se quella che sembra una tomba soltanto
è il principio bagnato di resurrezione,
una voce nel vento la stessa poesia
di chi ha ripreso a respirare
dal seme disceso dentro la terra


che ci accompagna e lento si immerge
nel battesimo estremo di nostro Gesù.

Piove agli ulivi, signore dei fiori !


Piove agli ulivi, signore dei fiori!

< Il bene più alto ama discendere

sui piccoli semi dei nostri piedi

Così noi siamo il ki delle acque di ieri?


< Le parole da sole non mentono, credo,
sono pulite e primavere;
se l’acqua scioglie rimette insieme,
monda il tuo viso e non compete.

La tenerezza di chi ti bagna

scende da sola
nuda
____
in silenzio.

Cercala sempre nel ventre dei fiori
affonda le mani nei buchi degli alberi –
le piccole gemme dalle tue dita
faranno il nido prima degli occhi.>