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__ Spinge…. rallenta
spinge e respira
risucchia il ghiaccio da queste mani
una macchia un puledro il sobbalzo celeste
fra le zampe lunghissime tinte di rosa.
Danza il tuo piccolo trema ubriaco
dalle orecchie ai nodelli così sottili.

Sia lode!…sia l’acqua
sia l’acquacalda
di una placenta che scende dall’hara,
il tributo, il suo lago, meraviglioso,
per quanto silenzio ha colmato le mani
bagnate di rosso profondo granata.

C’è un piccolo cosmo che dentro si espande,
che si contrae nelle piccole oasi
a raccogliere linfa lungo il cammino.

Così ci uniamo e creiamo distanze
amichevoli e monadi universali
folli e concordi
allo stesso progetto
che ricongiunge ogni cellula nostra.

Oh nostranatura sei stata tu?
fatta di abbracci di tempo di cure?

Inizia dall’erba < dicevi > la luce
innamorando lo sguardo interiore,
che adorna il suo capo, affidandosi al suono,
muovendosi accanto come una madre
nell’andirivieni al balcone in penombra
scostando le tende a passi di neve
coi piedi nulli e i polsi leggeri,
facendo strada sulle ginocchia-

è un lungo viaggio fatto di adagio,
con mille foglie dentro le orecchie,
l’interno morbido delle parole,
e la commozione dei frutti maturi
una piccola casa che dondola il legno,
anziane cicogne le sillabe dolci.

Se metti le mani a giumella tra i seni,
se posi il respiro, che nasce dal timo,
col ventre raccogli il profondo del verde
il primo sorriso che nasce alla vera
chiarezza del viso che sfiora la luce.

Segui tua stella < ripeti > è la tua
scrivi armonia con l’acca davanti, con lo spirito aspro che muove all’insieme
i tuoi piccoli arti con le ossa cave intorno all’albera
che in te rimane.