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Abitata dal verde

non ti nascondo la piaga,

luminosa,

la bestia santa

sul pudore della parola

invincibile

quando spunta il fiore

non può essere detta la grazia

che smaschera un Dio.

– quale veggente cecità

ti tiene prigioniero di ciò che sveli,

non potendo sopportare il peso della libertà

scegli la felicità

dimentico del sapore dell’intero.

 

Eppure la candela rimane accesa

in mezzo al più violento temporale

penetrando nella sua bellezza

fino al tempo del riposo.  Colma,

assimilando il male dopo gli occhi

cammino  ad ospitare il movimento

del pensiero. La grazia,

la grazia è il ritorno di ogni  libertà,

quando non c’è più nulla da fare

bisogna essere, aman,

anche lavandosi con l’acqua sporca

ogni mattina

preservandosi puri

nel rituale del risveglio-

come un modo per aiutare Dio,

divenendo Noi

divini,

e cruciali,  ovunque diffusi.

 

Incarnando la mancanza

ho tenuto tra le braccia nostro figlio,

nostro figlio morente,

mutando la nascita in deposizione

nel suo ultimo respiro ho urlato

io sono madre

rilanciando la vita

prima degli occhi

dov’è radicale la forza del bene,

irreversibile.- Coli dalle dita

e dappertutto

rimani

dove il Canto risplende

nel lunghissimo ora

                                 che sei

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