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” Eia, mater, fons amóris,
me sentíre vim dolóris
fac, ut tecum lúgeam.”

 

Nel tuo racconto sulla spiaggia,
aperta dalla luce
così pura nel mio male
ho riconosciuto quella donna,
e il resto intorno, dalle spezie
tenute tra le mani, dalle mille
e una notte alle confessioni;

affondava nell’aria una scala di seta,
su tutti gli aranceti che esplorano lo spazio,
tra le vesti e la casa degli uccelli-
un canto solo e i violini due respiri
vicini all’elegia, di quelle notti estive
un momento di amicizia tra la veglia
e il sogno delle rose, nel silenzio,
su cui poggiare la testa. Con il filo

ti racconto del zaum, di quella profezia,
con l’incanto della lingua piantata sulla terra,
dove l’avvenire non è avanti, ma ti avvolge
all’intorno che ci aspetta

ti lascio entrar dagli occhi
come un lungo inverno e madre mia
come sabbia sul mio fianco, benedetta
in ogni angolo in ogni baia,
per brillare senza ostacoli –
il mio fesh-fesh dentro la carne

la dolcezza del tremolio,
è così forte al sole
che le arance scendono negli occhi e tu
mi sollevi con un’ombra, mi proteggi
in una scia, come sotto ad una chioma
che dissemina dal centro il suo calore

prima di ogni altro narinzemi ,
curando il taglio tenero del succo
negli occhi dritti al fuoco,
con gli intervalli di bellezza dell’amore,
mutandoli in colore,
spezzando la rincorsa alla neve eterna,
nel giro più normale della vita

Ho pregato in quella donna, l’adagiarsi in me
della sua voce, tra la riva e la coda di cavallo
che portava, nascondendo un fiume più profondo
del filo rosso in gola, di vaghissima bellezza
aveva un dono per farti sentire sulla pelle
la fragilità dell’esistenza, e un patto con la vita,
un mistero che non riusciva a interrogare:
migrare o morire: inseguì le mandrie di animali,
selvatica tra le bestie nelle praterie, fino a casa.
Al nostro mare

ci alziamo, col suo vero nome
a un solo tratto dal corpo, e un uomo,
un uomo di passaggio, che aumenta la realtà
correndo, allargando la ricerca della grazia,
ad ogni passo e un varco
capace di contenere orme ed il domani
sulla soglia, di bianco in bianco
correggendo la nostra vista corta,
nello sguardo curvo, e vivo,
come un invito, nella stessa orbita

quello che ho amato – spiega- è senza fine
tirandosi dietro l’anima, proprio il corpo,
recuperando peso, residuo altare alla fede
nella vita
per essere vera e sacra – prosegue,
unendo col suo volto le mie mani-
sono il labirinto di una persona
che si è persa, nella trama dei suoi vestiti neri,
che domanda l’unità, fra la voce ed una storia,
di un’armonia difficile da trovare- Sotto la neve
non esiste una realtà unica,
come sia arrivata qui, e chi l’ abbia
accompagnata nel sonno, senza sogni..e poi

Si sofferma, e prega, con gli occhi del mare
sulla freschezza, nell’ora più chiara,
girandomi l’acqua tra i piedi. Rianimata,
vedo appena il movimento del respiro,
mentre lui scompare, oltre le dune, e lei,
messa semplicemente tra le mani,
una resina chiara che sale
fino all’ultimo degli alberi di Sasso

avvicinandosi prende una luce
l’odore di questo segno splendido
della sua vita
per farne Una

che alla mia cammina

Paul Gustave Fischer -Donne sulla spiaggia a Falsterbo

P.G.Fischer- Donne sulla spiaggia

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