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– Pochi decimi di efa e un grano nuovo,
nella ciotola di biada, al primo anello. –

Ridursi è gioia, nell’arca di uno spazio,
da quando mi hai insegnato a carezzare
come i salici nell’acqua, e lentamente,
se nella continuazione si riflettono,
che i corpi sono lampi di sistemi.
Quando tutto viene avvicinato

 
io sento soltanto la tua voce.
Non è tacere, il mio silenzio,
ma la fonte di uno stare doloroso,
per riceverti-
nel più intimo dei luoghi
che ha una madre-
se cammino dal leone nell’acquario,
per cadere, finalmente,
nella veglia che mantiene il sogno fresco,
quando, oltre le cime, perde la sua luce.

 
Da parte a parte
non sono più individui,
il sale, il bianco, e il velo,
riaccolti nel lucido mistero
di un grande uccello
che attraversa il mare
col respiro quieto di un bambino
mentre dorme.

g.Braque

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