Quando sei dentro un temporale e balbuziente
nell’orto sacro danzi  per guarire
lo strazio che ti viene
coi simboli che nascono da terra,
dalla memoria, versando latte chiaro
sull’erba medica, con la lingua nell’argilla
trasformando il fango in cibo
si riforma  il seme,
ogni volta che  perdiamo la parola,
e le cose crescono di gioia
sul ramo isolato della pena

Nel preesistente cerco casa
nella  danza del sognato, come sai,
la rugiada dentro gli occhi
altrimenti non sarebbe.

Non vedi come muta
la luce inginocchiata
sotto i nostri  piedi

s’innalza, e poi ricade
dove  indugiamo soli-

per godere dello iato
con le vocali nella gola
trasportate da un sangue gigantesco-
fino a non sentire più,
nel  suo torpore,
chi  cammina o prega.
Lì, dove fummo figli e soma della voce,
c’è un suono che non abbracci:
la femmina della tua lingua
in una lingua propria

 

Nel punto di rottura della perfezione
sta la parola Aiuto: l’arma del ricordo
è muoversi, spostarsi alla fine di un respiro,
in un luogo dove la notte passa
sfilando al corpo la luce più segreta
in noi

l’imene si volta  dentro un canto Intatto
ci scambia nudi col pensiero
diviene coppa come una montagna
ricevendo nel cerchio quella spada
che chiude  la testa con i  piedi
nell’altra grande nudità che ci oltrepassa

Tu ritornavi vergine con me
nel rito di divorare insieme la carcassa
del bue che ci nutriva, col nostro sangue,
le nostre fibre sazie infine
di sè persuase: adesso


ogni coppia è  un angelo

 e cammina sugli stessi rami

 in Altri cieli
Ascoltiamo raccolti quel respiro 
                                     vuoto con Vuoto 
nel gesto più  giovane  che abbiamo
offriamo all’infinito questo amore

ogni coppia è un angelo

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