Hai generato un profumo figlio del cielo
che alleva le albere dei nostri passi;
ogni goccia del dono è la figura
di un semplice bambino che si sporge
dalla cima dell’ultima parola,
portando lungo i lati della labbra
una grazia solo simile al vapore
che hai donato al calicanto nella neve.

Le gocce i globuli i punti una perla,
la nube squarciata da quella luce:
la tua fornace si è dilatata
andando all’amore che ancora cammina
portando i semi dai primi nidi
alle curve dell’Om dentro la gola;

dove il silenzio non sta senza verbo
lui entra nell’aria mentre ti scrivo
che il nostro Natale sia una spirale
il suo pane più antico la noce d’oro
che sale con cura nel ventre che dona.