Ferita sacra il tempo che resta
nel corpo stellare
_ la valle è sospesa.

L’eco risale di un lento respiro
l’altezza di un’albera,
_ il peso di un pane

Non c’è più nulla di misterioso
nella tua assenza. Nei giorni ventosi,
le rughe sottili della tua fronte
fanno rayuela,
disegnando una mappa
coi grani semplici del nostro anello
e sono ben più di un luogo soltanto
come era il papavero in cima alla rupe;

si scambiano il caldo dentro le mani-
le spose del tempo, della perfetta-

benedetta giumella delle carezze
con dentro qualcosa che accade che dura
per quel destino che chiami sorriso.

Acconto a quei pochi centimetri sacri
si è arrotolata tutta la vita,
la sua sorgente, il cordone d’argento
per l’ultimo eccomi
e antico principio.