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Nella pena ti ripeto quel dolore
non è miseria, ma l’odore del terriccio
appena nato dalle foglie morte.
L’invito viene su come un tesoro
dai frammenti delle ossa che han brillato.

La sorgente è un albero disfatto
e il cuore, del gigante che si spezza,
un’acqua pura, il lavoro che conduce
a quell’aurora che noi chiamiamo fissa.

L’ ho visto fare di nascosto alla tua rosa,
malgrado il forte vento la scompigli,
la giumella dei suoi petali mantiene
il rosso intenso, che la pioggia non scolora.

L’acqua è un nettare vermiglio che per sempre
fa rimanere i nostri occhi chiari .

GOCCE

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