La spinta che ha diffuso la Natura-
se nel farsi preghiera muove l’aria,
coi suoi capelli d’oro, silenziosa-
dalla nascita continua del tuo nome
alla pioggia che si adagia questa notte,
è tutta qui,
circondata da due fiumi. Una segesta-

è la yurta che ti offro, come sposa,
la sua finestra in cielo pitturata,
un accento, il suo dialetto, irripetibile
e come gioco la rayuela, terra a terra
consonante-vocale consonante.
Ridiamo, come stessimo pregando!

Ti celebro così nel compleanno,
danzando su una lunga annunciazione.
Ciò che nasce non è altro da chi sposo,
su una schiena ancora carica di latte,
col nostro pettazzurro nei polmoni-
la porta stretta, dove s’inginocchia,
la sua parte di luce, è quel prodigio
fedele all’invisibile e a chi amo

se congiunge una parola come casa
al destino dell’ultimo sorriso.

yurta -