Il grappolo d’oro è di nuovo un vigneto
e tu,
tu sei un luogo padre,
hai un orlo
nella memoria della luce,
basta toccare certi punti dell’aria
e s’incantano le dita.
Dentro il grande suono
mi hai lasciato
con il passo di chi è arrivato a casa,
se ora non distinguo più il tuo viso
da quello di mia madre,
l’alleluia da un lamento.

Gli alberi ( tanti, tanti alberi )
sono l’immenso paese a cui scrivo
che ho piantato il nostro mirto
all’ingresso del capanno,
che sto imparando a fare belle le ferite,
con la resina dell’albera, allo stabat,
il filo d’oro che lei offre. Generosa

è una vita piccolissima, la mia,
che non separa le radici dagli uccelli,
con le braccia profumate di qualcosa
che spinge nella pancia le sue gambe
se non tocco il fondo della gioia.

l'albera dello stabat

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