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Benandante.
È così che ti chiamo da sempre
nell’unica stanza segreta –
immaginando il tuo corpo fiorito
da una antica placenta nascosta-
al cuore del Montpellier.

Ogni volta che spunta una gemma
il mio andare diventa l’orecchio
di una operaia che resta
immobile e stupefatta
al canto dell’ape regina.
Sono semplici le mie mansioni,
quando riprendo il cammino,
cerco solo che cosa rimane
del pasto servito alle lucciole.

Tutto qui, pulisco adagio le case,
le poso in cima ai rametti-
i più morbidi, i figli del vento.
Il mio credo è in quel piccolo sole,
rimettere insieme la luce
che scalda il nostro capanno.

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