Se non bruciasse tanto il tuo saluto
non farebbe questo lume ininterrotto.
Se la vita ti ha disperso silenzioso
una yurta ci raduna, ancora e sempre,
nella sua spirale antica dentro al cielo.

Quando il canto tace in madrelingua
e mi rannicchio al buio sulla soglia
tu mi sfiori, e benedetto il tuo mantello,
spingendo i fianchi al caldo della casa-
dove corro al saltimbraccio con il peso
di tutta la tua luce quando preme,
con costole dell’arca, sui miei seni,
muovendo in circolo le dita come perle
salvate in fondo al mare dell’inverno.

Se scivola dall’occhio di chi sogna
una lingua viva e tanto ferro,
scompare in sangue buono, tra le vene,
come un fiume di portata il nostro credo.

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