È una strada con pochi pianori
che disegna il mio capomese-
per ognuno un giardino e la Geenna
per ognuno una piccola lacrima,
come fosse una lettera chiusa,
dove adagio riprendere il fiato
che sospinge da tutte le parti
le ginocchia e i pronomi da soli-

con pelli di montone tinte in rosso
e lana azzurra, per essere al tuo fianco,
per scoprire la spirale della retta,
e la bontà nella pancia della lupa,
posta a guardia luminosa del mistero.

Dove ancora non osiamo far l’amore
ho portato l’oliobuono per Lalùz,
le tue pietre, che devo incastonare,
per il dorsale e per il pettorale.
Formerò i covoni, domattina,
districherò i capelli delle piante;
per offrirti il mio Sabbath ho riposato,
non ho tagliato non ho scritto o cancellato,
ho condotto unicamente alle Stazioni
delle immagini In forma di parole –
quel tuo libro dalle pagine brillanti
come il melo tra le albere del bosco-

dove scorre percepibile la voce,
fra le tre che non possono sparire,
è casa nostra l’alburno separato
al principio dell’eterno matrimonio,
tabernacolo per l’ultimo sorriso.

 

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