almerighi

Irene Rapelli scrive, lo fa cercando di lasciare uscire la musica che ha dentro, studiando, formandosi senza cercare protezioni o consorterie. Per sua stessa ammissione è nella fase della formazione, la sua ricerca stilistica specie sul sonetto mi sembra davvero a buon punto: il contenuto non diventa prigioniero della metrica. Penso sia questo il metodo migliore per crescere e imparare a saper dire e saper dare alla poesia, meglio autodidatta che partecipare a laboratori di scrittura dove tutti vengono appiattiti a scrivere allo stesso modo. Certo, il suo lavoro, è ancora un work in progress, una maturazione, ma merita di iniziare a trovare buoni lettori. Non voglio frappormi troppo, però una cosa mi sento di dirla con molta sincerità: continua così Irene!

Dimenticatoio

O notte, o lira degli usignoli,
dimmi: v’è l’ora sulla meridiana
il cui rintocco la morte consoli
e riavvolga i tempi e la vita strana?

O nave…

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