Lo splendore del grano al tramonto
                                                     disegna nell’aria il ricordo
                                                     dei pesci che mutano in fiore.

Era a questo che andava il suo viaggio,
coi bambini sopra le spalle,
aderenti, in cadenza ai suoi piedi.
Per una goccia di luce piangeva,
nel profondo rideva – più che parlare-
con gli occhi della fame originale,
di chi mangia ogni cosa lentamente,
persino con gloria una crosta di pane-
ridotto al silenzio per fare luogo all’amore.
Una sposa, io credo,
che è stata da sempre presso la sposo,
nella sua forma immediata d’unione-
e disposta a questo soltanto,
senza aggiungersi mai.

Non potendo pregare, pregava
bisbigliando qualcosa sui fiori
gli invisibili, dentro le felci,
e se usciva un suono più chiaro
sembrava l’avesse riavuto
erede di tanti silenzi,
ma il suo canto era già nato
ininterrotto e nascente.

 

 

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