Ferita sacra il tempo che resta
nel corpo stellare.
___________ La valle è sospesa.
L’eco risale di un lento respiro
l’altezza di un’albera,
___________ il peso di un pane
la temperatura della tua fronte.
Una mano soltanto sfiora la spalla
e non c’è nulla di misterioso
nella tua assenza. Le cose cambiano –

nei giorni ventosi, se abbiamo danzato
screpolati dal freddo, disegnando una mappa
coi grani semplici del nostro anello,
fra salti discreti e piccole schiume,
divenendo ben più di un luogo soltanto
sfuocati alla cima, come era il papavero
sul punto estremo di quella rupe.-

Eppure è li che ci siamo confusi
scambiando il caldo dentro la mano,
perché rimanesse sposa del tempo,
a crescere fiori o una poesia –
offrendo durata, la benedetta,
radice dell’ordine dei nostri polsi,
accendeva una stella sopra la yurta.

Qualcosa dovrà pure fermarsi
per ricordare, lasciando una traccia
come la piuma, inzuppata d’inchiostro
iscaldava la carta degli amanuensi –
Il sasso posato nell’ombelico,
se non ci fosse stato calore
sarebbe saltato di nuovo per terra.

Così le parole che ora ti scrivo
sono il passato delle carezze
l’inchino che hai fatto di fronte alla casa,
Il dolore di Luca, e nella tua voce
si muove la mano, dove lei giungerà,
dentro qualcosa che accade che dura
per quel destino che chiami sorriso.

Lì dentro in quei pochi centimetri sacri
si è arrotolata tutta la vita,
la sua sorgente, il cordone d’argento
la radura bambina illuminata
se dice < eccomi >
_______________ non c’è niente altro.
Possiamo sorridere
_______________ come al principio.

eccomi