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Ho preso fra le mani  il tuo respiro

lo stabat sul confine dove il guado

attraversa le vocali  come i lupi

con l’aria nella gola, e solo dopo

la esse  primigenia di Samech

 lo sfregamento,  il soffio nel canale

della lingua che spinge le pareti

_ il lento entrare_

pulsando nei condotti

dove andrà il tuo nome a rimanere

l’erezione  dei suoi angoli- a vantaggio

delle curve nella pancia – come ancella  

si solleva custodita

attorno ad una “i” …la consonantica

la corrente d’aria che commuove

decomponendo il prisma della tenda

 

picchiando contro il ventre crea spazio

Permettendo  la durata con i semi

delle nostre antiche dita in mezzo ai frutti

 

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