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Strofinava le parole sulla pelle-
come a un latte mescolato con la frusta
basta un’eco una reliquia per montare-
in luogo delle sillabe, di accenti,
 
paesaggi e desideri -con le mani
nominando come un bimbo quel che vede-
ed ogni altra cosa intorno assente
si addensava sopra il fuoco della notte,
 
rendendole visibile chi ama-
 
il canto di una donna in pieno sole,
un riflesso, sulla punta delle dita,
di un biancomangiare benedetto,
 
con l’offerta di altra acqua alla sua veglia.
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