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Conducevo il bestiame ai falò,
nella casa del toro,
il grande cervo alla sua sposa.
Mi portavi dentro maggio,
con le bacche di ginepro e di lillà
nell’orifiamma impuro della chioma,
e, aprendo il grembo dei colori,
penetravi con audacia,
palpitante di io sono
Aman

Se tocco con le ceneri la bocca,
così limpida diviene la memoria,
e la voce rifiorisce dalla terra
mangiando il vino più profondo del pensiero-
il femminile cinge il forte
verso l’osso,
per andare al centro della rosa
rompendo il guscio al mistero dell’estate

-Nella casa del pane occorre fame,
come linfa dopo ogni regressione
nell’occulto dell’ inverno. C’è un Sabbat
nella partenza di Beltane,
che anticipa l’aurora:
da un’altra altezza si può amare
prendendo ancora il volto
che avevamo.

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