In quel vuoto della pelle è stato il vento
di lettere inclinate sulle labbra,
con la cenere negli occhi che conosci.
un lembo raro, in fondo al tuo giardino,
e la polvere dei fiori, già raccolti.

Nel canale di biancore immisurabile
niente è troppo piccolo, se ami.
Nulla so di più del tuo calore,

se non che per la prima volta
sono sola. E ti ringrazio
di questa nuova vita, senza tempo,

dello splendore che avverto oscuramente
nel tuo nome antico. Poi mi perdo,
fedele all’invisibile ritorno,

piccola abbastanza non ancora
da sostenere tutta la tua luce.

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