“Καi o Λόγος σὰρξ εγένετο καi εσκήνωσεν εν ημiν”

Vangelo di San Giovanni (cfr. 1, 14)

Sei venuto a piantare una tenda,
nel sonno senza sogni,
al centro della corona irriducibile,
un vincolo disfatto in petali,
come sacro frammento,
tra la sposa e tutto il resto,
preludio al bordo della casa.

Origine di nozze e sacrificio,
nell’angolo migliore della mia capanna
spargo la tua voce, il buon odore,
la recitazione del nome, e vivo,
prima che arrivi
con la grazia del mantello sulle spalle,
lo sgomento di fronte a ciò
che nell’invisibile si vede,
appena attinto col respiro.
-Nei mesi dei morti ritornano
altre voci,
nei mesi invernali delle fiaccole,
la sola continuità è il suono
della lunghissima vita,
in un segreto a cui è rarissimo si alluda
nella sacra comunione delle notti.-

Sei venuto nell’estremo Nord
con ciò che avevi di più antico
e legato ad accadere, il ricordo
di un attimo prima di nascere,
come portassi delle vene
nel palmo delle mani.
Qualcos’altro succedeva
tra il buio e il soffitto di legno,
in minuscoli brividi,
qualcosa di ultimo recava alla sua foce,
il dono di un uomo che divenne fiume,
tra l’uno e l’altro anello, acqua dell’amata,
dopo essersi aperto il passaggio
bagnando le assise delle montagne,
uscito dalle gole dell’amore,
nell’ondulazione di una valle,
leggendo, nelle vertebre e la pelle,
il viso delle origini.

Chiuso nello scritto
qualcosa in te respira,
più grande del tuo fiato,
un canto sceso nella notte
fin dove non sapeva di arrivare,
un nuovo passaggio di luce
nella sua carità indicibile.
Il mio interno è nelle tue ossa,
nelle tue ossa cave, aman,
finché il cielo discenda a toccarci
mescolando le pelli alla terra

con la fragilità che io immagino
degli angeli
quando spostano tra i fiori
un buio d’aria.

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