La luce indugia nel petto dell’uccello,
fonte di ogni canto. Ed è poesia,
fra il tenue bagliore e la scintilla,
nella ferita aperta la tua mano.
Fin sopra agli occhi, e poi ancora,
con rara bellezza, tanto amata,
come in cerca di parole corre giù
per una scala che porta verso l’alto
i minerali, con le scie d’argento.

Ed ora, abituata nell’assenza
di un movimento che comunque aspetto
come uno sguardo lento e prolungato,
in suo luogo tu hai divorato ogni sentiero;
ma, dietro l’ultimo strato di terra,
c’è dell’altro, che ferisce e medica
la nostra piccola morte, sempre nascente-
con le sue linee simili a chi sta per voltarsi
oscurando l’orizzonte con un solo
sfondo lontanissimo di pioggia-
teso, tra le nostre anime e la carne.

Ricordi cuore mio? Per raggiungerti
nella tua verità, potente materia,
sento svanire le forme appena strette
fra le mie mani, sino a rimanere
con l’essenza pura della nostra unione
di tutte le unioni, così trasparente
che non distinguo più dall’aria i versi,
le mie ossa dal tuo anello, il nostro viso,
e, raccolta in te, ripeto : alla luce di domani…

un viso d'acqua

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