Una vita piccolissima che geme
nel barlume, che raggiunge lo splendore
di un piccolo perpetuo sulla lingua,
le tue parole, immense, le radici
che portano le sillabe a legarsi
nel mio minuscolo infinito
di scarpe di montagna e tre pollici di legno

Un copricapo fiorito, una kufiyya..
sei tu, dal mare aperto, tu che vieni
con il bisso luminoso nelle trame
della mia veste grezza, di lana,
nel cerchio di dieci dita-
non so dire quanto piccola
una cosa finisce nell’altra
e tutto cade insieme,
negli azzurri più freschi,
al centro della vita ,
dove giace col buio il tesoro.
Intorno alla vera
diviene un oracolo l’aria,
chiusa nel sogno, delle tue ossa.

Volteggiando entrambi piangeremo,
commossi dalla cima dell’ultima parola
la più grande, ricaduta dal cielo,
che lascia passare attraverso il suo vuoto
la luce.

L’intero miracolo riposa,
fedele,
nel più casto e lieve degli intenti,
accogliere il tuo anello con le labbra-
fra la tinta indelebile e stupenda,
che si trova nel papavero, purpurea,
e il fascio tondo del filo dell’acqua-
al principio della danza più lunga,
col ventre incollato alla terra
della nostra prima neve,
stupefatta.

bisso-lavorato-e-ritorto-foto-di-luigi-garavaglia

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