Se ci passi sopra le dita
tutto rinviene,
dove vanno a finire le cose,
le cose sante, le mani accoglienti
nella stessa culla di morti
e nature gemelle,
lo svolgersi delle volute,
con grazia,
nell’immersione divina

origina il suo nome. Sulla lettera iniziale
corre un piccolo gruppo di tuniche azzurre,
con cappucci d’oro
come torce luminose,
inginocchiate alla montagna,
con tutta l’età del mare negli occhi,
e una strada, che conduce al soggiorno,
nella piena di luce di ogni domenica.

Sulla cima buca il cielo
come un minareto
l’orecchio rivolto all’indietro,
le faville, la loro vibrazione,
le vocali. Su pascoli e castagni
chiude la tenda un panno morbido
di lana.

Con la testa contro le ginocchia
un uomo prega. – Si raduna,
scendendo nelle acque, come un pesce.
Si raduna, fino al seme,
per tornare, dilatato, nell’inchino,
tutto in fiore,
per l’offerta di conchiglie
e le tre madri. Una saliva santa

nei cinque luoghi della bocca,
la mescolanza d’erbe nella gola
gli oli santi nel palato, e sulla lingua
la dolcezza è nel canto
delle rose che fa il sale quando brilla
sopra i denti, al centro della stanza
la sua voce,
con le lettere inclinate, sulle labbra.-

Finché si specchia nell’occhio del neonato
l’Antico degli antichi tra gli sposi,
e le porte si aprono sul mare
come una sola e vasta foglia
messa in luce.

 

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