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Aggrappati al canapo del raggio di luce,
saliti fino ai cieli della montagna,
nominando i fiori
come un giorno che spunta,
tu soffi nella giumella delle mani
e canti dell’Orsa Minore,
raccolta per noi.
Una preghiera continua,

pacificata. Nel cerchio del tuo viso
si sente il cuore, come fosse un pozzo,
e la preghiera il secchio che discende
per attingere l’acqua. Dagli occhi

posso solo dirti “io sono chi amo,
chi amo è me”, come luce
che non può essere vista
perché è ciò che fa vedere, Noi,
nel roseto del mistero,
nell’ estrema povertà originale.
Eppure è preferibile tacere-

dove siamo il segreto di Dio.
Dove vai tu mi porti
con le fiamme delle tue torce-
e il giunco annodato sui fianchi
svela il numero dei giorni di viaggio,
due piccoli pezzi di legno,
su di un grande bastone,
diranno che siamo un unico cuore-
senza che il fuoco neppure ci tocchi.

E’ il nostro modo di presenza,
quel luogo-
l’oriente della nostra famiglia,
il mandala che rinnova lo slancio
degli archi ogivali,
nel patto del doppio crepuscolo-
una terra lucida come il paradiso di Yima.

Là ci congiungiamo-
nell’intero segreto dei compagni invisibili,
immagine e specchio, quasi figura
che dimora e secerne il suo stesso amore-
nascosti nei corpi sottili
della carne apparente. Risorti,
sole e insieme radice,
rami ed unico astro,
indossando la nostra veste da bambini,
tutta intera, cresciuta con noi.
Ed è luce su luce.

angelorosa

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