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Disponeva solo frutta sul tavolo in giardino,
ma, come se aggruppasse anche l’aria con le mani,
radunata e pura. Nel petto dell’estate

un filo univa alla polpa i suoi gesti
in ogni intimo istante
un lucignolo appena un fil de la Vierge
tra il campo azzurro degli occhi
e l’ora della cena. Dal basso,

mentre saliva un paese intero
con le gambe affondate nella menta,
lei carezzava le piante,
con le parole più corte della terra,
districando i fili lunghi dei capelli
con madrepore lucenti, e, inginocchiata,
ripeteva una preghiera alle radici,
con il respiro, tra la salvia ed il cotone.
Tornando nel giardino del principio

se raccolgo, senza peso, quelle sillabe,
come un mazzo di lavanda per un dono,
nel lento esercizio delle mani,
la sento ancora piantata tra le zolle
che allatta le sue piante, a seni dritti,
e altra acqua, che risale, con dolcezza,
nel ventre di qualcuno che lei ama,
tra le ossa cave del suo credo,
la linea alba che la fa volare.

 

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