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Fa il suo lavoro l’acqua,

s’insinua dolce tra le fenditure
tra le figlie di un dolore
evapora, sparisce.

” Rubando il verde, la verginità.
Ho solo resti di aridi grigi e fennec.
Dove hai portato tutto quel verde?”

Nascosto. Sopra le piramidi,
più che dentro i nummulus
fitti di monetine. La prova del nuotare
non l’oblio, remote valli.
Alitan… la valle delle balene !
nel mezzo del profondo del deserto
puoi sentire?
Mongrovie e una baia protetta per i cuccioli,
il taglio nell’azzurro, la rayuela intrappolata.
Quanti anni hai? come va con il dolore?

” Cade meno di un millimetro di pioggia
sul viso che non piange,
tra le rocce sofferenti la bianchezza,
e vento forte. Molta sabbia
Le dune che ti offro, e le balene
erose ai fianchi, sono gli anni.

Quanto hai soffiato …
Ci sono i laghi a dirti, i grandi laghi
chiari come occhi. Asciutti.”

Come un’iride dal nulla
sono risalita,
testimone e ancella
ad altre terre.
Tu sai dove è il principio,
e che basta soltanto cantare
all’indietro le prime nuotate,
la caduta nel Nilo, le piogge
con la ghirlanda brillante dai canion
fino al mar morto, e ritorni,
calando le corde segnando per nodi,
al segreto, al sussurro degli ottomila.

C’è vita laggiù.

Allargando il silenzio
corre la faglia lungo la crosta
risale nell’eco, sopra le placche.
Dai laghi alla gioia tutto rinviene,
se ci passi sopra le dita
dove vanno a finire le cose.

Tra le pieghe della carne di un neonato
nell’urna più leggera conosciuta
è un mareaperto, tutto in fiore
il nostro verde, immacolato.

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