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Bevo alla tua bocca, piccola Abele,
dove gli occhi riprendono a partorire
i contorni del mio viso debole,
nella stanza dei colori. non somigli a nulla
e rimani la mia lupa tinta in rosso-
un inno a combattere e a mangiare,
a far l’amore con le orecchie dentro al nido
ululando la grande devozione
a occuparmi delle ossa- per il gioco della luna :
ed un bagliore basta,
un capriolo quasi in cima, a una poesia
per essere grandiosa, la forza dell’istante
che fa vibrare fino al timo col tamburo,
nell’urlo visionario del richiamo
le costole cominciano a coprirsi
della carne, a respirare, intorno ai versi,
le nostre sillabe migliori, silenziose
nel cuore desideroso di morire,
con la pazienza selvaggia di rinascere

[c’è un uomo non ferito, sulle labbra,
che non ha paura di morire
spezzando il cuore, si riapre..

somigliante alle rondini nel cuore,
piccola Abele, come cresci ora
battendo il fiato corto lungo il tempo
sospingi il freddo nel fiore dell’amore
nel vasto mare della fiamma viva
di chi semplicemente ama, e muta,
per scoprire la propria nudità,
vergine ognivolta insieme
dolce specchio
in cui sorride l’immagine divina,
tra fiore e fiore, è il nostro abbraccio,
che rimargina il segreto dei fratelli


nel pozzo di ogni corpo, un cuore chiaro,
fratellomio, mio sposo ]

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