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È la prova più grande,

nell’oscura sorgente

giacimento di luce, di forza

chiamata ad aprirsi,

nel colpo di tuono

 

ricordando che siamo già nati

ti accompagno, padremio..

camminiamo fino al nucleo

del nostro matrimonio

per partorire il figlio che ora vede

che emerge dalla madrenera,

coscienti della luce che essa porta

il taglio nei polmoni

è la breccia che conduci sull’altare-

nell’ orecchio, meraviglioso nato

da un silenzio così grande,

labirinto e mandala dell’avventura umana

nella conca che contiene l’Om-

fino all’apertura, all’effetha che unisce

la dura madre con la pia

lungo tutta la salita dell’ albero vitale

è il mare dei midolli che si ritira

per brillare fino alla camere nuziali

dove si spande in bianco la corona

col suo primo raggio, col corno d’Amon

e i capelli piantati nel cielo, illuminati.

Sono tutta la donna che canta, tua figlia,

la sua preghiera silenziosa,

nella lingua madre di un bambino,

sotto le coperte, eppure, tu,

mi guardi come se corressi

annidata nell’utero invisibile del bosco,

dal buco notturno della stanza

con un suono ulteriore, minuta,

per rendermi forte alla vita

l’orecchio più debole, in fondo

nella mia corsa a perdifiato

per sottrazione prendo forza all’ospedale,

dall’assenza che rinasce la potenza

e il salto nudo, per vedere,

attraverso le ossa della carne,

l’abisso della gioia, nella piena

del tuo andare,

udendo per la prima volta

spandere il tuo tesoro:

il ritorno dell’eterno, che coincide con l’origine

di tutte le parole nella bocca.. Madre,

il tutto che ci manca, in cui manchiamo,

nel sublime, c’è, nell’albero in travaglio

la Fratellanza di una notte umile,

al separarsi delle sue mattine,

al chiaro venuto dentro gli occhi

lanciato in direzione di quel sole

che pulsa come un tronco a filo d’acqua

che ti siede sopra il cuore come un frutto

è mansuetudine al vento prealpino

negli specchi rosa dell’anima all’aperto

lo scintillio che fa spiragli tra le mani

lasciando per visione ciò che manca

come tra le gole di montagna

o camminando per Palmira

abbagliati dalla polvere del cielo,

stesa al suolo con un filo..

Con un filo all’orizzonte c’è mio padre,

di un blu assoluto, che rimane

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