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Celebrava il rito dell’amore,
il suo più alto lato,
sulle lastre di pietra,
irrinunciabile-

Ho inginocchiato gli occhi, al tuo vedere-
un movimento lento, dal buio alla gioia,
teneva tutto nella sua luce futura-
mentre pregavi ai fianchi di quel letto
ero nel mio tempio, su alla roccia-
tra i nostri passi, appena disegnati,
silenziosi, come animali nella notte,
vulnerabili con ondate di bellezza
e codici sottili di linguaggi,
-con l’urgenza di ascoltare il soffio
e le tue mani colme di frammenti
che prendono la vita, per portarmi via
di sogno in sogno, in un brivido segreto..
più in là, più dentro a quella luce-
nell’invisibile arteria della grazia
che permette di nutrirsi e fare spazio
tra la ruota, il cerchio, e la sua croce-
fino all’ombra dell’Amenta, alle sorgenti,
all’arcobaleno delle cose, non ancora nate.

Sui covoni illuminati siamo noi
sull’erba dolce, e di un azzurro lieve,
incuranti delle regole periodiche,
per assumere l’immortalità:
un breve istante per riceverti
con la terra e con il grembo, darti un figlio
per ognuno dei colori conosciuti
alla tua fonte immobile, nel sogno

per questo canto puoi sentire come corro,
se mi muovo sulla curva della luce,
un vento largo che si erge tra le gemme
di calore: è il nostro spazio a compimento,
il bianco inizio di una liturgia.

-Tutto si compie all’altezza delle braccia,
nella baia tra il seno e le sue spalle,
con le mani innamorate, voce a voce,
ci diciamo una magia per il Natale,
per riempire a semi verdi il cuore
con la nostra nudità che luccica-

 

Opera: Eternità- Roberto Ferri

 

 

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