Tag

, ,

Ti sei alzato come un pane, nelle viscere,
una misura sacra e misteriosa
che penetra e comanda di avanzare,
di spingersi più in là della scrittura,
sulle palpebre del tempo e un bacio d’oro,
con un gusto di radice sulla lingua,
unendo i fiori che cogliemmo dentro gli occhi,
nella parte che mancava della sera,
nel lavoro più invisibile dell’alba

versando la tua luce, tra le gambe,
nella loro prima volta insieme, sei venuto,
per lunghe pause, a prender fiato
tra la carne, viva. È un’altra pelle
che ci domanda ora un’altra gioia,
al principio delle dune di Bisanzio,
e piu in là della memoria,
dove l’iride risale testimone
allungato sul chiarore della riva

In così tanta luce, ci sei tu,
a nessun’altra uguale,
a fare spazio per il cuore lungo i seni
disegnando con le dita la tua terra,
i suoi fondali chiari, tra le mani,
con un fiore bagnato di saliva
per l’amore della notte.

Un accordo maestoso, di miracolo e umiltà,
sospeso dentro al cielo, e al suo segreto,
mi trascina ancora sotto l’ll manto,
fino a farmi un velo con gli odori,
a viver la sua luce che si muove
uscendo da un stelo, a respirare.

Ed io lo sento, per i versi, le carezze,
con lo sguardo di topazio che hanno i lupi,
nella danza dell’aurora. Al boscovecchio,

solo così,
si può ascoltare la tua canzone
senza distanza,
l’eco, talmente profonda,
a far uscire i nostri corpi

In questa bellezza

sia fatto l’amore
e penetri il canto della parola
come un suono nel suono
dell’universo che siamo

Annunci