La poesia è ritorno. E’ sempre un ritorno la poesia,
nel desiderio femminile che ha in sé, la casa,
l’abbraccio, quando entra carezzandoti, le mani
sulla carne del cuore, perché possa rivedere
come vede un animale il respiro di tempesta
e sanguina,
impazzendo alle stagioni quando tornano,
spine, e morbidezze. Dentro casa
si apre il fiato e ancora una volta ti racconta
della notte di natale che verrà,
dell’uomo coi legni sulle mani, e la promessa
di tramandare quel segreto all’acqua,
nel fuoco sacro di trovarla, tra le radici
e l’estasi. Finchè non sa di bere
nella penombra sta la donna, l’educanda
che trema nel presente nudo,
per leccare le falde, gocciolando piano;

Femina Fera

 

 

 

 

 

sa dell’amore, come batte il salice, come si abbassa

sulla lingua speciale del puerperio,
perdendo luce dai suoi occhi
senza lasciare traccia
la cicatrice sepolta nel bianco.

La chimica del passo ha mille nomi
mentre il mio settanta volti soli
nel punto estremo di resina e respiro,
come l’acqua quando vibra con un sasso
prima di arrivare, ti ho mostrato,
nello spazio aperto, un’anima
che precede la pronuncia del suo nome,
inconsapevole, al lume del mistero. Io resto
dove posa il piede prima dello slancio,
in questa brevità, tu devi rincasare,
nella poca luce, nel sussurro,
dove l’acqua tende, per tornare,
per tornarsi a vivere. Da questa poca morte-
nel silenzio delle sponde, tutto avviene
intorno agli occhi- rendiamo la verginità,
alba su alba, berranno le nostre gole
ad una antica dimora d’acqua

 

la tua poesia non ha felicità,
ma la sa offrire. per sempre
la porterò via, legata a me,
come un soldo agli egiziani,
lungo i campi di cinabro,
legata agli alberi nel cielo,
come in casa,
mettendo il riso sulle foglie
per sempre sacre, e chiare,
al chiaro del letto accanto al mio,
dove dormi tu, che mi sei fratello,
e il figlio che si genera,
con tutto il pudore che hanno le parole
concentrate in un fiore senza voce,
per la stretta alleanza che le muove,
che ritorna.

così in cielo come in casa

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