Se nella quiete aspetti la notte
spostando un ramo solo nel cammino,
l’ombra che cade comunque è fedele ai colori
e inizia dall’erba la luce che varia, ancor prima
nello sguardo anteriore al colore del giorno
che adorna il suo nome affidandosi al suono,
muovendosi in mezzo alle cose, come una donna
in penombra, nell’andirivieni al balcone,
scostando appena le tende : sembra cammini

 

dentro la neve, coi piedi nulli e i polsi leggeri,
nel suo splendore, facendo strada sulle ginocchia
ad un cuore. E’ un lungo viaggio fatto di adagio,
con le foglie dentro le orecchie, il frutto maturo,
l’interno morbido delle parole, la tenerezza:
è una piccola casa una parola nascosta,
dove dondola il legno, ridendo a ogni cosa

e noi, – come una anziana cicogna
quando i figli la sostengono in volo,
e dolcemente, da ogni lato- con le ali
ci apparteniamo ancora, ci affidiamo
come l’estate che si apre, sul lembo della terra,
dalle bende calde di un inverno di dolore
e passa avanti con un salto alla mutezza,
tra le ossa ed il mistero di pronuncia,
la riconciliazione con l’inizio

del canto, la mietitura :

“se metti a conca le mani
se le tieni appena sotto il timo,
e col ventre raccogli dal profondo

delle spighe,
dalla falda più amara del fiele, la pena
dell’ultimo sorriso che ricordi

di lei,
portando in avanti le mani, e le braccia
più lontano che puoi, lentamente,
se rovesci le mani- ed osservi
come il nero non macchi la terra
e si offra tinta coi fiori
mostrando sul dorso dove posare
il primo sorriso curato nel seno,
diamante del viso più chiaro-
segretamente ti sfiori.”

Tutto quanto era la luce
tornerà. Dal gomito dell’angelo
le libellule per la stessa strada, per rincorrerti
ai ripostigli della neve, all’erbarenna,
canteranno ogni giorno, con un gesto ripetuto,
con un solo sorso d’acqua, nel sorriso,
la luce per potersi allontanare
nella raccolta delle voci e di un amore,
per il vuoto che si scava nell’anello
con un fiume, in un piccolo anfratto del greto,
il disegno sull’erba del ramo
il profumo coerente e persuaso
come l’azzurro, per rivoltare le zolle,
che smette per terra, per farsi ricordo

( Niente parla di noi, tuttavia,
camminando la notte- ripeti-
tranne ciò che ci tocca)

nella minima nicchia degli occhi
c’è una colonna di luce,
che ammette lo sguardo,

che tocca,
nella più tenera somma, i colori
fedeli a quell’unico ramo

che siamo
quattromani nell’erba, ti mostro.

quattromani nell'erba

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