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L’immersione nell’anima di uno sconosciuto
infilando il dito nel buco della diga,
perché non mi travolgesse la sua favola,
poi viverci accanto e sognare
-eri meno di un sogno, di là,
perché ti sentivo arrivare
figlio del mondo e madre perenne
dai lombi sacri, le ginocchia svelte.-

 
con la polvere negli occhi dell’infanzia
mutando le parole con la pelle
nella meraviglia che dischiude un sesso
come l’alba, imparando l’abbandono
col tramonto e un fascio di capelli
lasciati lì a durare
nello sguardo altrui chissà in che modo
nella perfezione muta del nostro nulla

ogni giorno accade il “ sì” dolcissimo
– e sale dalle pagine dentro la tua vita,
superando l’esistenza di un Dio instabile-
con le gambe nude, ovunque lei si trovi,

nell’acqua,
per catturare ciò che in ultimo ci copre,
nella giunzione irriverente delle mani
col seno sta giocando coi tocchi della luce
come fosse creta / sotto i tuoi occhi
come un’altra pelle, indifferente alle regole
fitte di parole incomprensibili,
tra le arance d’oro. Piena d’acqua

 

della nostalgia
sta cantando nell’occhio della rosa –
piantata davanti alla finestra,
guarda e si raccoglie nella vasca
col vivissimo amore che discende
nel punto più tenero del grembo
sotto la spinta del suo crescere
tra i cespi di more- così lucente,
nelle mani di chi ama,
persino il suo lamento
viene, all’ultimo

nella luce dritta la Tua voce

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