La gola dice mare, quel che resta,
sull’autostrada del Sole,
nelle pieghe delle cose
chiamata dentro, amata
via via più semplice
la bava del cielo, e le labbra,
al limite del gioco, gonfiano di sale
un verso e lui, nel fiore degli occhi,
la chiama innocenza, mentre
trascrivo con pudore le sue parole,
tralasciando il clamore superficiale,
esausta e serena sono a casa – qui,
deve esserci la quiete e di nuovo
campi per il vento, adeguati al corpo,
al nulla che mi afferra, tanto poco
vergine, senza condizioni,
come una nube mi allargo, masticando
sassi e cantilene – con la pioggia
raccolta ad aspettare.

 

Protendo il pugno del respiro,
ma sembra un fiore, succhiato dalla voce;
un pane che ha radici, amare,
pegno e impegno, costante
e fedele. lo proteggo, con la mia nudità
semplice e antica. Nel silenzio
di gioia, ho lasciato il mare,
a perfetta distanza da te.

alla bocca del fiume- femina fera

Pronuncio terra, come un amore
tenuto stretto nel suo cerchio,
il suo scorrere, la sua luce
nell’ultima più angusta cavità
del cuore
senza giudicare, come un frutto che matura
trasformo le mie lacrime nel contemplare,
il sapore di dolcezza, che ritorna ancora,
nella lingua dei pesci, e preme ed entra
dalle dita luminose, distese sulla spiaggia
l’ultima volta per te, vive, nell’unione

 

come adesso che ti parlo,
alla bocca del fiume,
e celebro tutto ciò che vedo,
in bilico, su un ramo,
il senso della luce
che libera gli uccelli.

alla bocca del fiume-Femina-Fera-cat-08.

Immagini: Fabrizio Portalupi Tratte da: Femina Fera di E. Coraini, G. Amodei

 

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