Quando la guardo non so respirare
Mi basta il tremore di un velo
Qualcosa che giace oltre le mani
Il dolore e la gioia, quando succhi la ferita
Dal taglio del prepuzio, con la luce.

 

Omozigoti madidi d’amore
Sussultano al contatto della pelle
I nostri occhi pieni di saliva
Tra le cosce tese, dov’è più pallida la vita,
Nell’orgasmo di passione, di mangiare Dio,
Entra una carezza, una per volta,
Fino al mormorio-
La più fiumana delle madri
Che va indietro anche nel tempo-

È tutto qui, al centro, che salva la parola
Dove anche i rami bassi son felici
Il più amore di tutti gli amori che ti arriva
Come una felce leggerissima sul viso
poi risale, con un fiore tra le labbra,
Una cosa amata, sospesa tra due vite,
Dolcissime e feroci. Se si ascolta,
Ti ripete che in un figlio brucia
Quel divino, che si apre come una ferita
Anche la gioia. La mia voce di battesimo,
E di fango, si alimenta di uno sguardo
In un paesaggio, di una creatura luminosa
Che forse non sa niente
Dove il dolore trova la sua pace.

Mi arrendo al grembo misterioso
Dentro il campo, per dirti che sorrido
Che mi curo con l’erba medica, e le foglie
Amare delle bacche, e la tua poesia.
Tutto resta nel mio corpo
Che sparge la certezza del tuo essere
Invisibile, come il fiore della felce

 

Vengo a te,
Con il sangue degli occhi, il più dolce,
Tra le cose della nostra carne,
Quando mi accompagni sulle labbra
All’ultima parola della sera,
Sorella, luce occulta, e sposa
Dell’ombra più vera del reale,
Spandendo la tua sostanza bianca
Nella sua corona radiosa,
Nell’unione,
Piena di sale prezioso,
Purissima.

non so chi sei che amo

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