Mi raggiungi ognivolta,
nel segreto di Dio,
col fiato lento di una luce partorita
sui capelli neri fatti lunghi; 
questa è la radice che riparo
con pazienza, l’anello sulla zampa 
bagnato dalla pioggia, trasparente 
 
il mio sogno è tutto qui, 
lo spazio da riempire
più profondo delle cose
della tua ombra gravida,
durante la mia cena
leggera, di bestie, di libri, di alberi parlanti
e otto  ninive d’acqua sopra il comodino,
mentre mi preparo per la notte
e prego, nell’orecchio all’elefante, 
in quello debole, di lana,
facendo un solco piccolo col dito
un gesto chiaro sopra gli occhi,
come un segno d’acqua in chiesa
 
la stessa linfa di un fiore che si chiude
nell’armonia di una casa quando a sera,
sigillata dalle mani più amorose,
in sé divine, come una freccia va
e viene in fondo all’arco-
a rigenerarsi dentro al nulla
con la respirazione  degli uccelli
riuniti  nel fuoco dell’eros divorante,
che non divora l’occhio e la sorgente-
fino a lui, al di sopra di tutti gli amanti,
e nel vivo delle viscere pianta un riso,
aprendo il grembo nel segreto della rosa.
 
Mio amante chiaro sulla moltitudine,
dove poco a poco si muore in tutti i sensi
per vivere in te,  come pronti a fuggire
dal corpo scosso, dalle fondamenta
che si aprono via via che questa stretta
fa il profondo. E  l’Oriente ci risponde.
 
E’ il tuo Nome che posso udire ora
Posso godere,
senza attendere l’ultimo giorno
anche morire,
guarita,  nella tua castità
portando degli aromi
fino al termine di me stessa,
la pietra del nome.  E l’eros più sottile
è tutto qui, vertiginosamente bello,
nelle camere nuziali dei miei occhi
non ho bisogno di toccarlo,
è il silenzio che divengo,
il  bacio profondo di un angelo

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Fotografia: Alpi Marittime
Di Luigi Maria Corsanico Nastasi

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