Dicono che l’uomo solo

vuol sentirsi dire le cose,

apparenti e finite. sulla verità

non ha mai compimento

il nostro cammino,

per vedere sempre di più nella gioia.

-Così, nel cielo, rimane uno spazio,

e nascosto di vero,

infinitamente si allontana

dal passo che ad esso ci avvicina-

 

Mi hai lasciato una manciata di kippà,

come nelle mani a un ubriaco

che ha perduto le chiavi di casa,

perché non mi ostini a cercare

nei pochi centimetri d’asfalto

illuminati a pena da un lampione

 

Dove è troppo buio forse

non è un posto lontano

la brina che si posa

dove tendere le mani

verso il basso,

con l’assidua cura del muschio.

 

-Realtà minime e profondissime

ci portano là, dove si ferma la sapienza,

capaci di rivelare al cuore, ai sensi,

luoghi negletti della conoscenza.-

 

Se poni le mani tra i muschi, quiescenti,

senza alimenti e radici, se sfiori la speranza,

cogliendo la ricchezza, per ogni colonia,

la lentezza del dolore condiviso

spartisce il suo segreto fino a noi,

intravedendo il sacro, e come accade,

in poche ore di pioggia, tutto questo

 

con l’impronta modesta dell’acqua,

chinata verso il tempo delle origini,

nel proprio splendore capillare,

nel trasporto che avviene

c’è un colore brillante di gioia

che appare indistinta, se guardi,

                   nell’onda ininterrotta di smeraldo

 

così vicina, così piano, una mano,

se vibra insieme, all’altra si fa luce,

nel silenzio contratto della terra,

scambiando segni, di comunione.

Muschi-Ivan Shishkin, Old Fallen Trees - Vecchi alberi caduti

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