Come un rosso di Mark Rothko
la voce chiara e ferma mi colpì
con calma- un ferro dolce
quasi opaco tra le rose
di intollerabile fulgore-

si rifletteva come una vertigine

di radici ripetute

che dava forma a qualcosa con l’argento

consumando il bianco del suo corpo

e il giro d’ombra

nella caduta dentro il nero iridescente:

era il fuoco, lì, dove stava,

e un’altra pelle sulla soglia, muta,

dove il tempo si fa uomo che non può

più dire, un desiderio un sogno, la paura

divenuti lingua senza una scrittura,

una fede inanellata in ogni verso

e dentro inciso di quel giorno,

ovunque andrà,

nel suo incessante sforzo di parlare:

la speranza di un Nome è la sua casa

che riposa, e si fa incontro e si apre

a te e in parte- è l’orgasmo del silenzio,

che cercavo, un bacio

per venire dentro il sogno

che vive, tuttavia,

della propria impenetrabile esistenza,

quanto è più suo- fuori dall’essere

 

non ti arrivo, a coprire la distanza,

con l’altra che sono io a me stessa

sollevando la terra che cammino

in un grembo così oscuro. Ciò che resta

della visione è un lembo di qualcosa

che risale verso il cielo, è un viso

che ha la pelle ancora tenera

e gli occhi troppo stretti

per mostrare con le dita

di quel calore, il simbolo,

dentro la sua polpa.  Dopo il rosso

 

è un vento morbido che viene

se ti accosti con gli occhi sfavillanti

ti basta poca luce, ora, per vedere

del silenzio e poi la musica

farsi un fuoco insieme, nella casa,

con un soffio d’aria tra le mani

che ci saremmo avvicinati ancora

alla bellezza-

nell’istante in cui finiva il sonno,

attraversati i terreni, i prati dei bambini-

come un voto tra le mani

tenendola viva

come un pegno.

Gustav-Klimt-Casa-di-campagna-sul-Attersee-1914

G. Klimt – Casa di campagna-

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