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Un viso d’acqua chinato come l’erba
nel pieno della pioggia
disegna l’onda che fa il corpo umano
quando inginocchia la testa tra le gambe

La vedo ancora nel parco dei ciliegi
che si bagna, sulla terra senza figli,
quella donna, prende la pioggia la beve
e smette di tremare quando prega
può chiamarsi Annāh, colei che trova grazia
davanti a Dio. La sento poi voltarsi appena,
andare via con tutta l’anima,
fino al geroglifico egiziano
all’ideogramma fenicio passando per il Sinai
e giù allo steccato dei terribili animali
alla prova dell’8 nel recinto, col serpente
il più saggio di tutti gli steccati

“Quanto è grande l’abbondanza della tua bontà
nascosta, che non mostri per coloro che ti temono”
È così, a causa del bene che nascondi
in te, che le porte del tempio saranno
sprofondate nella terra? Come la semente
cela l’albero, affondando per morirvi,
rinascendo nelle nove beatitudini
che riportano allo zero. Del collo altissimo
della vergine, sia fatta la tua volontà.

Nasca la figlia- femmina sterile,
si sposi col buio _
_del padre. Canti Alleluiah,
a chi la penetra nel fondo
per rivelare il suo nome-
lacerando la madre
aprendo una breccia
nelle strutture più sacre
del mondo che ha messo da parte
la mandorla orlata di luce,
quella il cui guscio è scoppiato
facendo cadere tutte le pelli
dell’Uomo, È luce compiuta

nell’umidoverde del primo mattino
come un ciliegio è feconda
l’azione di grazie, la lode che piove
in quel viso tornato al suo posto
che cade, e poi si rialza
sempre più piano

rimpicciolisco con chi è lontano
leggendo le ossa
nelle sue orme più grandi
voglio tornare all’indietro
forando il contorno delle cose
per entrare in contatto col suo cuore
nel matrimonio della Pelle,
finchè ci sarà pelle, o cieca
fino al risveglio, dove la luce non cessa
di discendere, di curvarsi nell’oscuro,
dove l’iride risplende
di chiaro in chiaro, su questo solco
appena aperto in aria.

Può capitare di scoprire
in una rientranza del terreno
un luogo segreto che nasconde
l’amore che va a raccogliersi ogni volta
e il miracolo che entra dentro gli occhi
per la gioia,
quando la luce si presenta intera,
non sarà preso per abbaglio
da affondare nell’oblio- il dimenticare
comincia così, disconoscendo-

 

io ti tengo stretta, adagio adagio,
fino a casa, seminando luce
sotto la pioggia Tu
mi fai vedere l’anima
tersa tra le tue mani la bellezza
nel suo centro illuminato
il mio sguardo si solleva a malapena
sopra il calice di questo unico fiore
per inabissarsi nell’oblio
della sua contemplazione :
un viso d’acqua, inginocchiato,
che rimane,
senza saperlo, un’onda

un viso d'acqua

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