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Le cose si conoscono l’un l’altra

In quel luogo dove Dio ebbe finito

            Il centro esatto

E quel vapore intorno agli alberi che tocco

Non è un’afflizione se non ci sono bordi,

Sono gli angeli,

Che tengono gli uni agli altri i rami,

nel prodigio di salire

Spingendo avanti le montagne per comprendere

Nel vuoto aperto un’anima,

Dove noi vediamo una chiusura,

La natura che ci parla di ritorno.

C’è voluta un’intera vita e ancora claudico

Per vedere che non c’è orizzonte,  il cielo e l’acqua

Sono lo stesso essere in alto e in basso

E la rosa di Duino non vive separata

Dal sentiero che ricopre sul muretto

Così la luce diventa ciò che tocca

Le cose gli alberi il vapore le nostre ossa

Se solo tu potessi  intravedere lo splendore

Delle rose senza bende sul tuo viso

Di come l’alto e il basso stanno sulle braccia

Si dilaterebbe il cuore farebbe grandi le tue mani

Nel toccare il dentro quando viene fuori

All’universo Aperto dove vivono

Tutte le creature, e i morti

Come  là, il reciproco sfiorarsi

di una mano in una mano,

sono privi di possesso

nell’interno indimostrabile

dove Nulla c’è che attende per la fine

Lorenzo Mullon- Mt.1500

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