È un centro così forte che colpisce
l’incomparabile incertezza, un Dio futuro
di tutte le forme, un bosco un tempio
il vento, vivo in assenza della pelle
di volta in volta con un gesto delicato
dove mi abbracci fuori  mi sei dentro
ciò che il corpo dice,  se lo sfioro
-come faccio con la luce intorno gli alberi-
una lacrima sale verso il viso e
coincide con il tempo dei pensieri
dove il Tempo è fermo a immaginare
dove stiamo ora?” – Al centro. Le domande
sono i  brevi movimenti della pelle

” E tu?”- ed io, se dici una
parola lunga, se mi accarezzi ,
se la terrai vicina alle tue mani
le farai sentire il tuo piacere sentirà ;
tra  quello che puoi dare e che potresti
e quanto la distanza sia rispetto
a loro, non ci salva che l’a_ more
quel più di ogni giorno che rinnovi-
per quel sentiero che rasenta l’assoluto
miele eleusino di api trasparenti
che discendono la soglia. delle Rose
la forma che fa pieno il vuoto è l’estasi
nel Centro della vita, è la rugiada
spoliazione e  sposa
,
nel tragitto silenzioso verso il sole,
di un fiume in piena luce sul tuo viso,
che distilla nella sete il desiderio
che fluisce senza fine in altre acque,
nel seno della voce, è un golfo sacro
diversamente pelle e congiunzione
.

Dicono che il mare accoglie il mare
così dai nostri sensi custoditi
-nel graduale che ci spoglia fino al salmo-
giungendo dentro un fiore la radice
è il centro che dilata dove cresci
dove entri con a more e ribes bianco

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sfiorami i tuoi occhi, se lo puoi,
dì loro che li amo in quel che “vedo“,
non per quel che so dietro la schiena,
dove avviene il gesto in fine sera

aspetta  solo San Nicola l’ora
della neve per danzare con gli amici
una donna e poi quell’altra ancora

più in alto siede, dov’è l’oscurità
che senza mani e volto ci risponde
,
nel reciproco sfiorarsi  nelle rose
che piano si avvicinano all’interno.

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