A mio figlio

Non  come porti pane a casa

benedetto o accidentato

ma come vivo sai il respiro

capace di distinguere un segnale

di sopravvivenza da un rumore

come rischio  dov’è il cuore, sai

al centro del dolore

che non fa paura del futuro

piangere

ballando al buio con la pace

la montagna

          …la mia Jebel  ti mostro

la portata d’acqua  i suoi colori

lungo il perimetro dei  fianchi

circondata da due fiumi una Segesta

abbandonata a 36 colonne- nello scrigno

morbida  roccia incompiuta vita

niente del suo splendore più colpisce

il semicerchio vuoto nel Teatro

 

il donativo del paesaggio toglie il fiato

quasi a morte nel tuo sguardo. dov’è il mare

alimenta il mio pensiero mentre scendo

tengo il filo del fondale. fino al fondo

ondeggia  sulla prateria la posidonia

coi suoi capelli d’oro silenziosa

l’ossigeno di un peso  troppo grande

dentro gli occhi delle anfore  perdute

con le mani sulle alghe ti racconto

come levarti dalla solitudine

-che avresti giocato in paradiso. “Sì

anche lì viene la neve ” ti rispondevo

 

Risalgo  le domande  sulle dita

le acque strette  erano il tuo viso

impresso c’è quel nome- figlio mio-

già illeggibile

al mare che ti chiude

                      infinitamente tacito

Segesta-Thomas Cole - The Vale and Temple of Segesta

Annunci