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Con quale forza La notte densa

sollevò -in grida- un albero nero

.con tutto il peso di una nascita.

invaso di volti, di lampi e una vita

sola nella -sua- voce!  Mi ricongiunsi

a tentoni nello squarcio – cancellato

il cielo- tra la mano e i rami

intuendo il profilo grave

la cavità oscura  Scossa

 

Fu piena l’aria d’acqua ferma

vicino, forte

da non potere dimenticare

come cresceva lo spazio la paura

il confine delle cose, in eterna attesa

di quel nome chiamato verso il bosco

 

Piantai  una candela per ogni fitta

per illuminare le macchie cieche

sotto la pelle -a figura intera-

le radici  della casa vacillante

per riempire il muro del lieve della luce

le piantai a spargere speranze

negli occhi vuoti per accogliere

-immaturi-di lasciarla andare via

La sera prima.

 

Poi venne Il Giorno, là dentro,

deciso. l’angelo puntava il dito

verso. il sole alla fine della terra

E un albero bianco in cielo

attraversò la stanza

col giuramento di restare

in piena luce

a quella stessa ora dello sguardo

che la porta chiude senza Lei

Eterna

4 agosto tramonto al boscovecchio

 

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