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La sua forza raccolta come rabbia a lungo covata

Fa scatto nelle ossa l’orecchio non riposa I’ll maglio

inflessibile colpo di un muro nell’aria la ghisa

La pompa dell’acqua perde I’ll comando

tra bordo e steccato

trema lo scialle I’ll ghiaino

C’è ruggine in cielo

al boato,sangue di scolo

gia sette son morti

Salvata da fasci di mussole,batista piegato di fresco

salda al suo posto la mano s’abbassa per stringere ….

un cellulare

Ha scosso la terra le torri piu’ alte le chiese abbattute

La terra cede a Cavezzo vuota di sotto I’ll sottosuolo

s’avventa strappa I’ll suo spazio quel peso

Nulla al suo posto

Tutto puo’ accadere

Come altrove, qui accanto

Allora stai con chi scuote

perchè gli trovi dentro la grazia I’ll garbo

a misura I’ll silenzio d’epifania

unheimlich….

C’e’ questo confine di CentoChiodi

a chiudere I’ll cerchio la condivisione”

(son 17 le vittime,tanti i feriti oltre trecento,gli sfollati migliaia

ora che trascrivo un messaggio a poche ore da quel boato)

Amina il 30/05/12
 
Epicentro del dolore Giace sotto un albero un corpo di donna Lo aveva piantato alla nascita del suo primo figlio Ora cammina da solo nel prato Una svolta a destra o a sinistra ha fatto vita o morte,le case in piedi portano I numeri pari Le campane tacciono morte prima dei morti Cigolano I resti Miagolano I gatti attorno Un colpo basso Si dice in giro L’imprevedibile Come un agguato dentro e fuori Ora gridano solo gli allarmi la gente cede al silenzio Sotto gli alberi le barelle di anziani I’ll mondo attorno non si e’ distrutto col tuo e saranno capaci di aiutarci ad aiutarli Chi non piange lavora,nella carriola mette la casa Mio padre parla di RiChter e Mercalli come fossero attori e stima la magnitudo dalla danza della flebo L’anima trascende le proprie CircoStanze Nel magma la resistenza si trae Viene ad ondate I’ll dispiacere sulle facce,anche la pelle offesa da le onde A un tratto dissoda Sono entrata nel bar,tutti sismologi,storici,ingegneri Solo nei visi di donne la disposizione all’attesa di pollini e polveri a sgravare sul fango,a scrollarli via e come dei vecchi sputar nelle mani e riprender la via Si alzano in piedi come per avere misura della tenda,ancora una notte,dentro le femmine I maschi fuori
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