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Tra le pieghe d’aramen mi sono preparata-

assimilabile alla gioia- lo splendore

nella sua umidità rigonfia
in pochi tratti,
vene dalla pelle imperfetta
usata con leggerezza,senza cura
e quattro volte doppia nel baule
-mio mandylion-

Non s’ingannano le balene alla frontiera
-Nulla da dichiarare-
-E il rame?
Oh, intarsi !
l’ll mio corredo cucito a mano dalla mattina
alla sera.Cavezze, finimenti, morsi
tracce di camminamenti per piccole bufere,
fesh fesh sottili per un tempo.Bave di perle.
Effeti degli haiku -Vuoi contare?
sul fondo c’è la fibra, otto buchi d’alberi,
ventisei respiri, le ombre di tre pini
e ceneri e ciglia, pasta madre, e galle
un uovo di pasqua mai scartato dieci anni fa
nella mussola di Hatrac.
No. Non ho stoviglie
ma paesaggi di Hokusai, lo sguardo
nelle anse al di là dell’amore, nelle curve
a darmi latte Rilke.Il paradiso e l’inferno sono qui.
dolceviolenza e cento vedute del monte Fuji.
A grandezza naturale.E’ tutto .
– Allora è esatta la mia dote?

Chiunque tu sia,prima della lontananza
per l’Oriente, ho tradotto un theremin
con la lingua che parlerebbero i pesci
l’ideogramma che fa vibrare il suono: è per Te
e non finisce mai di stare dentro.
Narimi.
(Tutto il resto
è selvatico aramen)
toccò l’aria come un miracolo
                 battendo le onde all’incontrario
                                        col bagliore generò l’ll suo canto
                                                                sott’acqua.. … salendo le radici al cielo
“Quando questo grande artista,in più tarda età,

intese comprendere la bellezza dei pesci,lasciò

il nome “Hokusai” semplicemente e si firmò:

il-pazzo-per-i-pesci,

che in giapponese sembra essere reso con un

più ridotto, più pronunciabile ideogramma.”

-Rainer Maria Rilke-

 

 

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