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“Poi un bambino si tiene aggrappato a un magnifico uccello color dell’aurora
Tra le sue ali grandi e pesanti c’era soltanto un cuore che batteva.
Gli pareva d’esser lui a portare l’uccello“
J.Bousquet -Tradotto dal silenzio-

Figlia di una gigantessa la visione
il peso della luce che ne viene
-Uno per pollice i mirtilli del rosario
nove dita in sofferenza blu il boato,
col silenzio fuori, svuotato dentro me
il colore- Solo occhi disseminati
di sinestesie di fini anticipate i nostri tagli,
le combustioni,i buchi d’amore
– così violento il grande –
Dove siamo caduti questa volta
per non trovare gioia? Sono in torto i fiori?
Appena fa una mattina Incerta
cammino al tempio -nella leggenda
di Gajaranya Kshetra di Quanzhou-
E’ là che mi appartengo, alle gamme di colori
trasfiguro nella mia proboscide a risucchiare Ofelia
per annaffiare le rose a Rilke poi volgermi
a soffiare con le zanne sulle teste erose
impressionando fontanelle nuove
l’inconfessabile piacere di pianori
messi a bagno quando vedevo crescere
i miei seni sospesi fuori e tutta la verità
Sai: quando abitavo coi cavalli e gli occhi scuri
li sentivo bere, la pelle raccoglieva tutta l’acqua
della terra in un solo secchio, tanto le bocche
si allattavano, mi svuotavo al loro centro
sfidando la gravità il percorso al muso.
prendevamo forma nella stessa cosa e
le narici sembravano fermarsi nel godere
d’acqua,si contraeva la lingua nello sguardo
d’improvviso e tu sapevi che era colmo il ventre
assente da me stessa, amante.
Dio quanto! senso aveva
quella sete senza sorsi Limite della mia forza
a debolezza invento un linguaggio per parlarmi
della realtà: vissuta felicità fonte della mia felicità.
smembrata
restituisco amore come un’altra vita nella vita,
strappata dagli occhi delle immagini
mentre porto gli animali a bere
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